All’Università di Salerno un convegno sul libro “Testimone di miracoli” di Carlo Jovine
11/8/20247 min leggere


Mercoledì 30 ottobre, presso l’Aula delle Lauree di Medicina, Campus di Baronissi, dell’Università di Salerno, si è tenuta una giornata di studio multidisciplinare basata sul libro del Prof. Carlo Jovine “Testimone di miracoli. Tra Scienza e Fede”.
La giornata di studio è stata dedicata all’esplorazione del confine tra scienza e spiritualità, con il contributo di esperti di medicina, filosofia e teologia dell’Università di Salerno, dell’Istituto Teologico Salernitano e dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose “San Matteo”.
L’iniziativa è stata realizzata con il contributo del Comitato organizzatore composto dai docenti: Maria Caterina Turco, Ordinario DipMed Unisa; Francesco Di Salle, Ordinario DipMed Unisa; Mario Felice Tecce, Ordinario DiFarma; Bruno Bisceglia, Servizio di Pastorale Universitaria dell’Arcidiocesi di Salerno; Vincenzo Serpe, Cultore della materia DiSPS Unisa e Professore incaricato della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale. Quest’ultimo si è assunto anche il compito di guidare il flusso dell’evento presentando gli argomenti e introducendo i relatori.
Dopo i saluti istituzionali da parte di Mons. Andrea Bellandi, Arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno, del Prof. Carmine Vecchione, Prorettore dell’Università degli Studi di Salerno, e del Direttore del Dipartimento di Medicina, Prof. Annibale Alessandro Puca, ha preso la parola in videoconferenza il Prof. Bruno Bisceglia, che ha voluto portare la sua testimonianza in merito a un difficile problema di salute che è riuscito a superare grazie all’aiuto della scienza e della Provvidenza.
E poi intervenuto il Dott. Antonio D’Orta, Direttore della Caritas Diocesana di Avellino, che ha lamentato il diffondersi delle povertà materiali e sociali, ed ha espresso l’auspicio che qualche utile spunto di riflessione possa venire anche dal confronto tra scienza e fede.
Il convegno è quindi entrato nel vivo con l’intervento del Prof. Francesco Di Salle, il quale ha voluto condividere con i presenti una sua breve, ma intensa, riflessione.
«Viviamo un periodo di sorprendenti sviluppi della scienza e della tecnologia – ha affermato il docente –, che ci fanno sentire come se “potessimo tutto”. Si tratta di un’impressione pericolosa che ci porta su una via non condivisibile, nella quale ci sentiamo prossimi al Creatore. È un pericolo del modernismo, del quale ha parlato anche Papa Francesco. Siamo riusciti a capire solo un’infinitesima parte di una complessità che è immensamente superiore alle nostre capacità di comprensione. Noi siamo bravi a descrivere, lo stiamo diventando ogni giorno di più, ma descrivere e capire sono due cose profondamente diverse. Per quanto ci sforziamo di capire, ci sfuggirà sempre qualcosa dell’anima reale dei fenomeni».
«La mano di un Essere superiore – ha concluso il Prof. Di Salle –, la mano di Dio, è quello che serve per dare un senso unitario alle cose».
Ha poi preso la parola il Prof. Gerardo Albano, docente di Teologia presso l’Istituto Teologico Salernitano, il quale ha voluto sottolineare in apertura l’estremo interesse con cui ha letto il libro del Prof. Jovine, testimone di fatti straordinari.
«Il limite di un approccio positivistico alla realtà è proprio quello di porre dei limiti alla ragione», ha affermato il Prof. Albano. «Perché la ragione deve occuparsi solo delle cose che si possono misurare o calcolare? Le esperienze più belle della vita noi non le facciamo calcolando, quando uno s’innamora non calcola…».
Il docente ha poi citato alcuni brani presenti nel libro relativi ai pensieri di Albert Einstein e all’Enciclica “Fides et Ratio” di San Giovanni Paolo II. «La ragione e la fede – ha spiegato – hanno bisogno l’una dell’altra. La ragione dev’essere umile rispetto alla fede, ma anche la fede dev’essere umile rispetto alla ragione». E infatti la Chiesa, al fine di riconoscere un evento miracoloso, si appoggia proprio al giudizio della scienza che certifica le guarigioni inspiegabili: che è appunto il ruolo degli specialisti, come il Prof. Jovine, che fanno parte della Consulta Medica Vaticana.
Il Prof. Albano ha inoltre messo in evidenza un altro aspetto di particolare importanza che viene approfondito nel libro “Testimone di miracoli” del Prof. Jovine: quello delle esperienze ai confini della morte. «Chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo: queste sono le domande alle quali tutti dobbiamo rispondere», ha concluso il docente di Teologia. «Non può esservi conflitto tra ragione e fede, e quando vi è conflitto, siamo noi che non siamo capaci di comprendere. Perché la ragione e la fede sono entrambe originate da Dio».
A questo punto si è avvicinata al tavolo dei relatori la Prof.ssa Maria Caterina Turco, che ha ringraziato il Prof. Jovine per le copie del suo libro donate all’Università di Salerno e ha precisato che il libro “Testimone di miracoli” è facilmente ottenibile attraverso Amazon.
Poi Don Vincenzo Serpe ha presentato la figura professionale del Prof. Carlo Jovine. Già Primario di Neurologia dell’Ospedale dell’Ordine di Malta, Perito ufficiale del Dicastero delle Cause dei Santi, Perito medico del Tribunale Ordinario della Diocesi di Roma, il Prof. Jovine ha preso parte, in qualità di esperto, alle Cause di canonizzazione di grandi figure della Cristianità, come Karol Wojtyla, Albino Luciani e Madre Teresa di Calcutta.
«Ho letto questo stupendo libro con meraviglia e stupore», ha aggiunto Don Serpe. «Quello stupore che apre campi filosofici molto interessanti. Un dono della Provvidenza che mette insieme le cose».
Il Prof. Jovine ha aperto il suo intervento ringraziando, in primo luogo, gli organizzatori della giornata di studio. Poi si è rivolto agli oltre trecento studenti di Medicina presenti nell’Aula universitaria con queste parole: «La vostra età non è un’età, è uno stato di grazia. Voi vivete un momento fondamentale della vita in cui la coscienza si apre al mondo. E come direbbe Giovanni Paolo II: “Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro”».
Ed è proprio dalla grande figura di San Giovanni Paolo II – ha spiegato Jovine – che traggono origine le esperienze narrate nel libro “Testimone di miracoli”.
Il padre di Jovine era stato un poeta di chiara fama e, insieme al gruppo degli amici letterati, nacque l’idea di donare al Papa un libro contenente dei contributi poetici ispirati all’Anno Giubilare. Così Carlo Jovine ebbe modo di conoscere il Pontefice, che gli rivolse parole dense di suggestione.
«Fu per me un incontro indimenticabile», ha raccontato il neurologo. «E dieci anni dopo – quasi fosse una linea di continuità voluta dalla Provvidenza – venni chiamato a far parte della Consulta Medica Vaticana che doveva occuparsi della beatificazione di Papa Wojtyla…».
E a questo punto, il Prof. Jovine ha iniziato a tratteggiare in sintesi le più importanti esperienze narrate nel suo libro. Dal miracolo della guarigione inspiegabile della suora francese Marie Simon-Pierre Normand dal morbo di Parkinson, che portò agli onori degli altari il Papa polacco, alle migliaia di guarigioni spontanee di presunta natura miracolosa avvenute a Lourdes, i cui incartamenti sono ancora in corso di approfondimento e di studio.
Ad accurati esami scientifici sono stati anche sottoposti i cosiddetti “miracoli eucaristici” – ossia la trasformazione in carne e sangue di un’ostia consacrata – avvenuti nel corso della storia. Con un esito sconcertante: i laboratori di analisi hanno infatti rilevato, nelle ostie consacrate, la presenza di sangue e tessuto cardiaco vivente anche a distanza di lunghi secoli, nonché la presenza di un DNA identico a quello trovato sulla Sacra Sindone.
«Alcuni mesi fa, nel corso di una riunione della Consulta Medica Vaticana – ha continuato Jovine –, abbiamo esaminato una guarigione scientificamente non spiegabile attribuita all’intercessione di un ragazzo che aveva progettato una mostra internazionale sui miracoli eucaristici: una rassegna fotografica con descrizioni storiche sugli oltre centotrenta miracoli che si sono verificati nel corso dei secoli».
«Quel ragazzo si chiamava Carlo Acutis e verrà canonizzato durante il Giubileo. Sarà un esempio per i giovani per come ha vissuto la sua vita, con amore e dedizione verso gli altri e con profondo attaccamento alla fede. Perché chi ama riceve amore a sua volta. La terra potrebbe essere un paradiso, se non fosse che l’uomo ha molti limiti, che tuttavia sono limiti che derivano da una qualità che Dio ci ha dato: e cioè il libero arbitrio, la capacità di scegliere tra il bene e il male».
Ma che cos’è il miracolo? «Il miracolo è un segno – ha spiegato Jovine –, il miracolo è la presenza di un particolare momento in cui si rivela la Grazia Divina. E del resto, ognuno di noi, nel proprio intimo, ha vissuto nel corso della vita esperienze particolari…».
Il Prof. Jovine ha poi parlato dell’evento miracoloso di cui fu testimone a Lourdes il Premio Nobel per la Medicina Alexis Carrel: una paziente malata di peritonite tubercolare i cui sintomi scomparvero improvvisamente sotto gli occhi attoniti dello stesso Carrel, che in seguito a tale esperienza abbandonò il suo ateismo e si convertì alla fede.
A questo punto la Dott.ssa Margot ha dato lettura di alcuni brani del libro “Testimone di miracoli” riferiti alla vicenda del Dott. Carrel.
Carlo Jovine ha quindi sintetizzato il senso conoscitivo di tutte queste esperienze attraverso le parole del Prof. Antonino Zichichi, da lui considerato un maestro: «Il messaggio della scienza dice che non siamo figli del Caos, ma di una Logica rigorosa che regge la sfera immanentistica della nostra esistenza. Nell’Immanente è la scienza che ci ha aperto gli occhi sull’esistenza delle Leggi Fondamentali della Natura. Nel Trascendente è la fede l’indiscutibile sorgente di valori».
«Grazie agli incredibili sviluppi della scienza – ha continuato Jovine – oggi siamo in grado di interrogarci anche sul tema della “vita oltre la vita”. Un tema che per secoli è stato di esclusiva pertinenza della riflessione religiosa, ma che oggi trova importanti conferme anche in campo scientifico».
I fenomeni NDE (Near Death Experience), detti anche “esperienze ai confini della morte”, sono ormai molto noti. Riguardano quei casi di persone prossime alla morte – e salvate in extremis grazie alle moderne tecniche di rianimazione – che ricordano nitidamente le loro esperienze extra corporee. In un primo momento tali esperienze erano state attribuite a fenomeni allucinatori, ma successivamente il Prof. Peter Fenwick dell’Università di Southampton chiarì che le esperienze riferite dai sopravvissuti al coma non potevano essere il sottoprodotto di un’attività cerebrale in crisi perché «non è possibile avere esperienze altamente strutturate e ricordarle con chiarezza se il cervello è fortemente danneggiato o addirittura l’attività elettrica è assente».
«Chi ha dato una interpretazione più estesa a questi fenomeni – ha spiegato Jovine – è stato il cardiologo olandese Pim van Lommel che, dopo lunghe e approfondite ricerche, è giunto alla conclusione che la coscienza non è situata nel cervello, bensì in una dimensione “non locale” che interagisce con il cervello attraverso le energie vibrazionali della fisica quantistica».
«Adesso vedo la continuazione della coscienza dopo la morte del corpo fisico come una possibilità molto reale», ha affermato van Lommel: «le domande superano ancora le risposte, ma dovremmo prendere seriamente in considerazione la possibilità che la morte, come la nascita, possa essere un semplice passaggio da uno stato di coscienza a un altro».
«Siamo immersi nel mistero – ha osservato il Prof. Jovine – e il mistero è parte consustanziale del nostro essere. Perché Dio non ci salva dalla morte, ma nella morte». Ed ha concluso citando una splendida frase del teologo e scienziato Pierre Teilhard de Chardin: «Noi non siamo esseri umani che vivono un’esperienza spirituale. Siamo esseri spirituali che vivono un’esperienza umana».
PER VISUALIZZARE IL VIDEO DELL’EVENTO ALL’UNIVERSITÀ DI SALERNO:
https://drive.google.com/file/d/1HBtQnv6syj-cj0ged8OqE-QhoBIg_ysx/view
M.N.
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