Conferenza Lions Club Anzio Nettuno

4 min leggere

«Fede e Ragione non sono in antitesi. La Scienza insegna ad amare, non a distruggere la Natura. Né a privare l’uomo delle sue libertà. La Scienza ha una sola colpa: quella di aver fatto tanta Scienza ma pochissima cultura. È tempo che la Scienza entri a far parte del patrimonio culturale dell’uomo moderno. Affinché ciò avvenga è necessario che il Libro, aperto da Galileo quattrocento anni fa, sia accessibile a tutti. Spetta a noi scienziati, in prima persona, fare in modo che tutti sappiano leggerlo…».

Sono parole di Antonino Zichichi, uno degli scienziati italiani più famosi nel mondo, che fu amico e collaboratore di Giovanni Paolo II e che, insieme al Papa, ha tracciato la via di una “scienza dal volto umano”, che non si limiti ad essere tecnologia al servizio del profitto.

Il prof. Carlo Jovine, Primario Neurologo dell’Ordine di Malta e Perito ufficiale della Congregazione delle Cause dei Santi, dopo la sua esperienza nella Consulta Medica che ha presieduto al processo di beatificazione di Wojtyla – esperienza che, come lui stesso ha affermato, gli ha lasciato «una sensazione di stupore e di profondo arricchimento» – si è inoltrato lungo la strada indicata da Zichichi.

A partire dal 2011, infatti, anno della beatificazione di Giovanni Paolo II, il prof. Jovine ha avviato un ciclo di conferenze sul tema Scienza e Fede alla luce del miracolo, la cui punta di diamante può individuarsi nel convegno “Giovanni Paolo II: un percorso di santità” svoltosi a Roma il 27 marzo 2014 presso Santa Maria Immacolata e San Giuseppe Benedetto Labre: la chiesa dove è esposto in permanenza il reliquiario bronzeo in forma di libro, realizzato dallo scultore Carlo Balljana, che riporta su una pagina il pastorale con il Cristo crocifisso, sotto il quale è stata posta un’ampolla contenente il sangue di Wojtyla, e, nella pagina accanto, lo stemma pontificio con la scritta “Non abbiate paura”, il celebre messaggio con cui Giovanni Paolo II si presentò al mondo nella messa di inaugurazione del suo pontificato (1978).

Ma oltre al convegno citato, numerose altre sono state le conferenze tenute dal Primario dell’Ordine di Malta presso istituzioni laiche e religiose, associazioni ed enti culturali. Tra queste, la conferenza del 24 gennaio 2015 presso il Lions Club Anzio Nettuno, su invito del presidente Giuseppe Comanda, il quale, nel suo intervento di saluto, ha illustrato le attività del Club da lui presieduto: la costruzione di un ospedale in Honduras e una campagna di prevenzione del morbillo nel mondo.

Le linee guida della relazione sviluppata dal prof. Jovine presso il Lions Club sono state le seguenti: la rievocazione della grande figura storica e spirituale di S. Giovanni Paolo II; il significato della santità per la Chiesa; i passaggi fondamentali del processo di canonizzazione; le guarigioni miracolose dal punto di vista medico-scientifico; la concezione del rapporto tra Scienza e Fede secondo il parere di eminenti scienziati del nostro tempo.

«Instancabile nella sua opera di apostolato.

Aperto al dialogo con le altre religioni.

Attento alle necessità dei più poveri.

Strenuo difensore della libertà e dignità dell’uomo.

Vicino ai giovani.

Grande comunicatore.

Un dono di Dio all’Umanità e alla Chiesa».

Con queste parole, il prof. Jovine ha ricordato S. Giovanni Paolo II. Una “formula” – ha spiegato – con la quale è solito aprire le sue conferenze e che ben riflette l’emozione che gli è rimasta condensata nel cuore dopo la sua conoscenza con il Papa Santo. E soprattutto, dopo la conoscenza, dal punto di vista medico, delle modalità e dei termini con cui si è manifestato il miracolo. «Perché una cosa – ha spiegato il neurologo – è sapere le cose in teoria per averne sentito parlare da altri, e una cosa è viverle personalmente». E l’esperienza del miracolo è qualcosa che ti cambia la vita. Perché ti dà la chiara consapevolezza che «esiste qualcosa che ci trascende ma di cui, al tempo stesso, siamo parte integrante».

E qui Jovine ha ricordato le due guarigioni miracolose che, dopo il parere della Consulta Medica e l’imprimatur da parte dei competenti organismi teologici della Chiesa, hanno determinato la proclamazione di santità di Karol Wojtyla.

A suor Marie Simon-Pierre Normand, dell’Istituto delle Piccole Suore delle Maternità Cattoliche con sede in Francia, era stato diagnosticato il morbo di Parkinson. La malattia aveva avuto una progressione continua e la diagnosi infausta era stata confermata da molti esami specialistici.

A Floribeth Mora Diaz, una donna del Costa Rica madre di cinque figli, era stato diagnosticato un aneurisma cerebrale, con spasmi atroci, paralisi totale e incombente pericolo di morte.

In entrambi i casi, dopo una preghiera di intercessione rivolta a Giovanni Paolo II, i sintomi della malattia sono scomparsi. Ma attenzione – ha sottolineato il prof. Jovine –, non si è trattato di guarigioni nel senso convenzionale del termine (peraltro impossibili in patologie di questo genere), che implicano una graduale convalescenza e il rischio di recidive. No. Si è trattato di guarigioni «risolutive, istantanee, durature e totali». Eventi inspiegabili dal punto di vista scientifico. Eventi che, dal punto di vista della Chiesa, implicano il riconoscimento del miracolo.

Questi fenomeni – ha concluso Jovine – che sono stati (e sono) oggetto di indagine da parte di eminenti specialisti internazionali, stanno approfondendo l’attuale visione scientifica «proiettandola in una dimensione più ampia che conferma che la Fede e la Scienza non sono affatto in antitesi. La Fede ha bisogno della Scienza affinché, dando un ruolo attivo all’intelligenza dell’uomo, non rischi di scadere nell’integralismo. La Scienza ha bisogno della Fede per restare umile e al servizio dell’uomo; per accettare quella parte di mistero che dà sapore alla vita e la libertà di potersi incontrare con Dio…».

A conferma di quanto sopra, il prof. Jovine ha infine citato il parere di illustri scienziati che hanno profondamente assimilato l’intima corrispondenza tra la dimensione razionale e quella di fede. A dimostrazione che la “nuova alleanza tra Fede e Scienza”, indicata da Giovanni Paolo II e Antonino Zichichi, costituisce una via maestra del pensiero contemporaneo: un antidoto potente contro la vacuità esistenziale che ci minaccia.

Tra i grandi della scienza citati da Jovine, occorre ricordarne almeno due, per la notorietà e la considerazione che hanno conquistato nell’immaginario collettivo.

Albert Einstein: «La mia religione consiste nell’umile adorazione di un Essere infinito spirituale di natura superiore, che rivela se stesso nei piccoli particolari che noi possiamo percepire coi nostri sensi deboli e insufficienti».

Wernher von Braun: «Più si comprende la complessità dell’Universo, più dobbiamo ammirare il progetto inerente su cui esso si basa. Credere che tutto l’Universo sia accaduto per caso sarebbe in contrasto con l’oggettività della stessa scienza».

Massimo Nardi