I disturbi del tono dell’umore: uno dei più diffusi problemi del nostro tempo

1/5/20223 min leggere

Dagli ultimi decenni del ‘900 ad oggi assistiamo ad un progressivo aumento dei disturbi del tono dell’umore. Basti pensare che, stando alle stime, ne sono affetti 4 italiani su 10, intendendo per disturbi del tono dell’umore: sindromi ansiose, depressive, maniacali, disturbi bipolari, ecc., senza considerare le alterazioni psicotiche. Tali patologie colpiscono, in varia misura, diverse classi di età che vanno dai giovani agli anziani.

Per ciò che concerne la depressione, in particolare nell’anziano, si tratta di una patologia caratterizzata da un alterato tono dell’umore che si manifesta con malinconia, tristezza, facile tendenza a piangere, apatia, tendenza ad isolarsi dal resto del mondo, perdita di interesse per le cose abituali, insonnia.

Tale patologia, secondo le ultime statistiche, colpisce il 20% della popolazione anziana, intendendo, per anziani, soggetti che hanno superato i 70 anni di età.

Secondo l’Italian Longitudinal Study on Aging (ILSA), l’anziano italiano è il più depresso d’Europa: oltre i 65 anni sono più depresse le donne (58%) degli uomini (34%). Lo studio ha seguito 5.636 anziani per 13 anni, distribuiti in 8 città: Milano, Genova, Padova, Firenze, Fermo, Bari, Napoli, Catania.

Gli anziani italiani sono i più depressi perché perdono il ruolo dominante nella famiglia, vivono in solitudine e spesso con disabilità. Un altro motivo è rappresentato dal fatto che gli anziani italiani raramente si preoccupano di programmare il tempo libero in previsione della pensione, e in pochi hanno un hobby.

Inoltre la società italiana, a differenza di quella nord europea, fa poco per coinvolgere gli anziani in progetti sociali, mentre la vecchiaia dovrebbe essere considerata un momento di saggezza e anche di creatività.

Lo psichiatra olandese Piet Kuiper, ammalatosi lui stesso di depressione, nel suo libro “Oscuramento dell’anima” così descrive la sintomatologia depressiva:

«Al posto della gioia di vivere subentra una disposizione di umore terribilmente opprimente, come quella in cui si trova una persona che abbia perso qualcuno che ama. Il mondo perde i suoi colori, tutto diventa grigio, nel peggiorare dei casi si maledice la propria esistenza e il giorno della propria nascita. Molto spesso a questo stato si aggiunge una angosciosa paura che può aumentare fino al panico che è insopportabile. Insorgono disturbi del sonno e non si ha più appetito; poiché non si ha desiderio di nulla, non si riesce a fare nulla, è come se si fosse trattenuti da una forza invisibile e si sente il peso della vita».

Goethe, nel “Faust” atto V, così scrive:

«Quando ho qualcuno in mio potere
il mondo gli diventa inutile,
su lui cala buio eterno,
sole non si alza né tramonta.
Ha perfetti i sensi esterni
ma tenebre intime lo abitano;
e di tutti i tesori non sa come prendere possesso.
Fortuna e sfortuna diventano fantasie per lui,
lo rode nell’abbondanza l’inedia
e sia delizia sia tormento,
qualunque cosa rimanda a domani».

Baudelaire, “Spleen”, strofa I e II:

«Quando, come un coperchio, il cielo basso e greve
schiaccia l’anima che geme nel suo tedio infinito,
e in un unico cerchio stringendo l’orizzonte
fa del giorno una tristezza più nera della notte;
quando la terra si muta in un’umida segreta
dove la Speranza, timido pipistrello,
sbatte le ali nei muri e dà la testa
nel soffitto marcito…».

Tutto ciò premesso, esaminiamo i principali fattori della depressione, che possono così riassumersi:

• Isolamento sociale - solitudine;
• Invalidità e dipendenza dall’aiuto di altre persone;
• Diminuzione delle risorse economiche;
• Perdita del proprio status sociale;
• Perdita del lavoro;
• Esperienze di lutto;
• Cattivo adattamento alle malattie;
• Cattivi meccanismi di difesa dall’angoscia della morte;
• Conseguenze di gravi malattie;
• Malattie a carico del sistema nervoso centrale (SNC): tumori, Parkinson, traumi cranici, demenze;
• Cause endocrine: ipotiroidismo, malattia di Cushing;
• Cause infettive gravi;
• Cause Autoimmuni: lupus, artrite reumatoide;
• Conseguenze di un uso improprio di farmaci o droghe;
• Predisposizione biologica.

Nei succitati fattori l’anziano vive un evento stressante di fronte al quale non riesce a mettere in atto adeguati meccanismi di difesa. La reazione psicologica disadattiva provoca la comparsa di un quadro depressivo reattivo o secondario.

I sintomi che caratterizzano uno stato depressivo sono per lo più gli stessi, qualunque sia l’età del soggetto colpito, anche se nelle persone in età avanzata predominano disturbi di tipo ipocondriaco e disturbi della memoria:

A) SINTOMI FISICI:

- Preoccupazione per le proprie funzioni vitali (digestione, evacuazione, diuresi) fino a sfociare in veri e propri deliri ipocondriaci;
- Senso di debolezza al minimo sforzo;
- Cefalea gravativa;
- Palpitazioni;
- Dolori;
- Vertigini;
- Senso di mancanza del respiro;
- Insonnia.

B) SINTOMI PSICHICI:

- Facile tendenza a commuoversi e piangere;
- Apatia e tristezza vitale;
- Sentimento del non sentire e di perdita della speranza;
- Ansia con stato di allarme e sensazione di pericolo imminente riguardo la salute propria e dei familiari, la situazione economica, gli spostamenti;
- Disturbi della memoria, confusione mentale, disorientamento (diagnosi differenziale con quadro demenziale);
- Rischio suicidario.

La terapia della depressione può oggi avvalersi di un attacco a più livelli. In primis la terapia farmacologica con nuovi farmaci dopaminergici e serotoninergici (ed altri) che riescono, in un’alta percentuale di casi, a sradicare i sintomi negativi restituendo una buona qualità di vita.

Inoltre è necessario un appoggio psicologico e, nel caso di persone più giovani, anche psicoterapeutico, al fine di prendere coscienza e consapevolezza delle cause che determinano la depressione e, quando possibile, poterle rimuovere.

Carlo Jovine