“I miracoli eucaristici tra fede e scienza”: il mio intervento a Tv2000
2/1/20224 min leggere


Il 24 febbraio 2020 la puntata della trasmissione di Tv2000 Bel tempo si spera, condotta da Lucia Ascione, è stata dedicata al tema “I miracoli eucaristici tra fede e scienza”.
Ancora una volta sono stato ospite della trasmissione, per contribuire alla riflessione divulgativa su un argomento che sta diventando di sempre maggiore attualità, sia presso gli esperti che presso i settori più attenti dell’opinione pubblica: appunto, il tema dei rapporti tra scienza e fede.
I miracoli eucaristici hanno un valore emblematico anche in tale direzione.
Occorre ricordare che, nella sola Italia, sono avvenuti nei secoli 22 miracoli eucaristici, tra i quali possiamo ricordiamo quello di Ferrara (1171), quando al momento della consacrazione l’ostia si trasformò in carne da cui sgorgava sangue, e quello di Bolsena (1263), quando l’ostia iniziò a sanguinare durante la liturgia eucaristica.
Ma tali eventi inspiegabili si sono verificati in tutto il mondo: Austria, Belgio, Francia, Germania, Svizzera, Croazia, Polonia, Portogallo, Spagna, Paesi Bassi, Argentina, Colombia, Venezuela, Perù, Messico, Martinica, Egitto, India…
Nel corso della trasmissione ho fatto riferimento, in particolare, a due miracoli: quello di Lanciano (Abruzzo), avvenuto nella prima metà dell’VIII secolo, e quello di Buenos Aires (Argentina), avvenuto nel 1996.
Il miracolo di Lanciano, le cui reliquie sono conservate nella chiesa di San Francesco annessa all’omonimo convento dei Frati Minori Conventuali, è il più antico miracolo eucaristico di cui abbiamo notizia.
Il racconto giunto fino a noi narra la vicenda di un frate assillato dai dubbi: non riusciva infatti a credere nella dottrina della transustanziazione, ossia la totale conversione della sostanza del pane e del vino nella sostanza del corpo e del sangue di Cristo. Ed ecco che la Provvidenza lo rese testimone di un evento miracoloso: nel corso della Messa, non appena ebbe pronunciato le parole di consacrazione, l’ostia si trasformò in carne viva sanguinante, mentre il vino si tramutò in sangue, che poi si coagulò in cinque grumi di dimensioni diverse.
Le reliquie, dopo l’evento miracoloso, vennero conservate in una teca d’argento posta in un tabernacolo sulla destra dell’altare. Nel 1713 furono realizzati l’ostensorio e il calice di cristallo all’interno dei quali l’ostia e il sangue del miracolo sono tuttora conservati. Dal 1902 le reliquie sono custodite all’interno di una struttura di marmo costruita sopra l’altare maggiore.
Nel 1970 i Frati Francescani che custodivano le reliquie acconsentirono, con l’autorizzazione della Santa Sede, a sottoporre le stesse ad una serie di analisi di carattere medico-scientifico.
Il compito venne affidato al dottor Odoardo Linoli, Primario di Anatomopatologia dell’Ospedale di Arezzo, e al dottor Ruggero Bertelli, Ordinario di Anatomia all’Università degli Studi di Siena.
Le risultanze furono, a dir poco, stupefacenti: dagli esami emerse infatti che il materiale analizzato era costituito da tessuto muscolare striato miocardico e che il sangue era realmente tessuto sanguigno, appartenente oltretutto al medesimo gruppo riscontrato nell’uomo della Sindone.
Nel 1973 l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) effettuò ulteriori esami sui campioni in oggetto, che risultarono non mummificati, come se fossero stati appena prelevati da un essere vivente…
Il miracolo di Buenos Aires ebbe luogo poco prima che il Cardinale Jorge Mario Bergoglio (futuro Papa Francesco) assumesse la responsabilità di Arcivescovo della metropoli argentina.
Nella parrocchia di Santa Maria si festeggiava la solennità dell’Assunzione al Cielo della Vergine. Nel corso della Messa delle ore 19, durante la distribuzione della comunione, un fedele si lasciò involontariamente cadere l’ostia dalle mani, ma non si chinò a raccoglierla. Un altro fedele, che si era accorto dell’accaduto, raccolse la particola e avvertì padre Alejandro Pezet, il sacerdote che aveva officiato la Messa. Quest’ultimo mise l’ostia in un calice d’acqua affinché potesse dissolversi, come da prescrizioni ecclesiastiche. Quindi ripose il calice nel tabernacolo.
Undici giorni dopo, il 26 agosto 1996, padre Pezet, aprendo il tabernacolo, si accorse che l’ostia, lungi dall’essersi dissolta, si era trasformata in una sostanza rossa e gelatinosa, che sembrava carne mista a sangue…
La notizia non venne divulgata e la sostanza scaturita dall’ostia, dopo essere stata fotografata, venne riposta all’interno del tabernacolo.
Un anno e mezzo dopo, la responsabilità della Diocesi venne assunta dal Cardinale Jorge Mario Bergoglio.
Poiché, a distanza di tempo, la sostanza carnosa non mostrava segni di disgregazione, il nuovo Arcivescovo decise che era opportuno procedere ad esami accurati. Campioni dell’ostia furono perciò dati in consegna al dott. Ricardo Castanon Gomez, noto neuropsicofisiologo boliviano, affinché conducesse una serie di studi atti a comprendere la realtà del fenomeno.
Il dottor Castanon Gomez si avvalse, a sua volta, della collaborazione di qualificati centri clinici mondiali, ottenendo risposte stupefacenti dai laboratori di New York e di Sidney.
Le analisi mostravano, infatti, la presenza di tessuto miocardico e di globuli bianchi intatti. Di fronte a tale evidenza, il professor Frederick Zugibe, primario di medicina legale della Columbia University di New York (che non era stato messo al corrente dell’origine del materiale da esaminare), domandò sbalordito: «Come avete fatto ad estrarre da una persona un pezzo di cuore vivente?».
Sempre il professor Zugibe, dopo aver analizzato il modo in cui i globuli bianchi avevano penetrato il tessuto miocardico, affermò che «il cuore era stato sottoposto a un duro stress, come se la persona avesse subito delle violente percosse all’altezza del torace».
A tale proposito è importante sottolineare che, dalle analisi effettuate, emerse anche che il DNA del tessuto esaminato era identico a quello trovato sulla Sacra Sindone.
Quando al professor Zugibe venne rivelata la vera origine del campione analizzato, che non proveniva da un paziente umano, bensì da un’ostia consacrata di pane bianco, il cardiologo rimase fortemente impressionato. E pronunciò queste parole: «Come e perché un’ostia consacrata abbia modificato la sua composizione materiale e sia diventata carne e sangue umano vivente, rimane e rimarrà un mistero inspiegabile per la scienza, un mistero totalmente aldilà delle mie competenze…».
Dopo il racconto di questi eventi, Lucia Ascione mi ha domandato: «Professore, interrogo l’uomo di fede: la presenza di carne viva in quell’ostia a lei che cosa suggerisce?».
Ho risposto che, di fronte al miracolo, c’è uno sbalordimento completo. E ci rendiamo conto che la scienza ha dei limiti, può risolvere i problemi contingenti, ma non può dare le risposte ultime. Occorre allora una “scienza dell’anima” che possa farci vivere in sintonia col mondo, recuperando un’etica capace di reagire all’egocentrismo e di testimoniare il messaggio di speranza trasmesso dal Vangelo.
Carlo Jovine
LINK VIDEO:
https://www.youtube.com/watch?v=rrWLhwxNT6c
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