I sogni: una finestra sul nostro inconscio
12/7/20213 min leggere


“Scienza e fede: i sogni premonitori”: questo il titolo della puntata di Bel tempo si spera, la trasmissione di Tv2000 condotta da Lucia Ascione, alla quale ho partecipato il 17 maggio 2018.
Lucia è entrata subito in argomento rivolgendomi una domanda tanto chiara e diretta, quanto
complessa nelle sue vaste implicazioni: «Professore, ma che cos’è il sogno?».
«Il sogno è una finestra sul nostro inconscio…», ho risposto in estrema sintesi. «È come se avessimo due vite… Se consideriamo che, nel corso di una vita media, noi sogniamo per un periodo complessivo di circa sei anni, appare evidente che il sogno costituisce una parte importante di noi stessi.
Il sogno è un qualcosa che l’uomo ha sempre cercato di spiegare, dall’antichità ai nostri giorni. Sigmund Freud afferma che i sogni sono una finestra sul nostro inconscio personale, mentre Carl Gustav Jung aggiunge che sono una finestra anche sul nostro “inconscio collettivo” – ossia una vita psichica condivisa da tutti gli uomini, derivante dai nostri comuni antenati – che si esprime attraverso i cosiddetti “archetipi”: impostazioni innate che si riflettono nel sistema nervoso del genere umano».
«Se abbiamo un’emozione bella – mi ha domandato allora Lucia Ascione –, è possibile che essa torni a manifestarsi anche nei sogni?».
«Esperienze intense dolorose o d’amore, che ci hanno fatto vibrare intensamente, possono senz’altro ripresentarsi nei sogni», ho risposto. «Ma c’è una dimensione del sogno che non è solo una finestra sul nostro inconscio, ma anche una modalità di rapporto con l’Assoluto, una forma di contatto tra l’uomo e la Trascendenza. E qui entrano in ballo i cosiddetti “sogni premonitori”…
Anche in questo campo la scienza sta facendo grandi passi avanti. Fino a pochi anni fa, l’eventuale avverarsi dei sogni premonitori era ritenuto una mera casualità. Ma oggi la risonanza magnetica ci rivela, attraverso precise immagini delle aree cerebrali coinvolte, che c’è una specifica corrispondenza tra l’attività del cervello e l’attività onirica. E questo apre prospettive inimmaginabili…».
A questo punto è intervenuto sull’argomento il bioenergeta Umberto Di Grazia, intervistato dal regista di Tv2000 Giuseppe Cutrona. «Io ho sempre avuto dei sogni lucidi – ha dichiarato Di Grazia –, ad esempio mi ricordo chiaramente il momento del parto… Quando ci si risveglia, è bene appuntare i contenuti dei sogni, ma senza cercare subito delle spiegazioni, perché così la parte profonda di noi stessi si tranquillizza. Tutti possono manifestare particolari sensibilità. Se cerchiamo di essere umili, di prescindere dal nostro ego personale, allora possiamo comprendere che i nostri sogni sono come dei passaggi: per conoscerci, rispettarci e volerci bene, nel senso di rispettare la vita, noi stessi e gli altri…».
Don Stefano Cascio, un giovane sacerdote della parrocchia di San Bonaventura a Roma, anch’egli ospite del programma, ha ricordato che nell’Antico Testamento si parla diverse volte dei sogni. Ad esempio, nel sogno della scala di Giacobbe.
È notte, e Giacobbe deve dormire all’aperto. Si corica a terra, sopra una pietra che gli fa da cuscino. Da lì a poco, incomincia a sognare e vede una scala che dal cielo arriva sino a terra. Vede anche molti angeli salire e scendere per la scala, e Dio che si trova in cima. Nel sogno, Dio parla a Giacobbe e gli promette la terra sulla quale stava dormendo insieme a una grande discendenza, nella quale sarà benedetta l’umanità intera.
Un’altra premonizione biblica è quella contenuta nel sogno del faraone narrato nella Genesi: “Il faraone sognò di trovarsi presso il Nilo. Ed ecco, salirono dal Nilo sette vacche, belle di aspetto e grasse, e si misero a pascolare tra i giunchi. Ed ecco, dopo quelle, salirono dal Nilo altre sette vacche, brutte di aspetto e magre, e si fermarono accanto alle prime vacche sulla riva del Nilo. Le vacche brutte di aspetto e magre divorarono le sette vacche belle di aspetto e grasse. E il faraone si svegliò…”.
Sarà il giovane schiavo ebreo Giuseppe ad interpretare il sogno del faraone, prevedendo l’alternanza di periodi di abbondanza e di periodi di carestia.
«Anche i santi hanno avuto dei sogni premonitori», ho ricordato a tale proposito. «Sui sogni di don Giovanni Bosco sono stati scritti dei libri…».
«È esatto», ha confermato don Stefano. «Già all’età di nove anni don Bosco fece un sogno che gli preannunciava la sua missione fra i giovani… In questi casi il sogno è un dono che proviene da Dio e noi dobbiamo solo essere aperti a questa comunicazione».
«Con la vita agitata dei nostri tempi – ho commentato in chiusura di trasmissione – le persone ricordano poco dei sogni, perché il sogno, nei primi 5 minuti dopo il risveglio, si ricorda all’80%, mentre dopo 10 minuti il ricordo si riduce al 10%. Se uno si sveglia frettolosamente, il sogno svanisce e non si ha il tempo di memorizzarlo, e invece è proprio durante la fase di dormiveglia che si manifestano i sogni lucidi legati ai fenomeni di premonizione.
Nei sogni l’anima si libera… Un senso di apertura spirituale che ritroviamo anche nelle parole del grande pittore olandese Vincent van Gogh: “Io sogno i miei quadri e dipingo i miei sogni”…».
Carlo Jovine
LINK VIDEO:
https://www.youtube.com/watch?v=pSbEJOX8C_A
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