Il mio intervento in RAI per la Festa di Tutti i Santi

11/9/20246 min leggere

A distanza di alcuni mesi, il 1° novembre 2024 sono tornato negli studi Rai di Saxa Rubra per partecipare a “Cristianità”, il programma ideato e condotto da Suor Myriam Castelli che va in onda la domenica mattina.

L’11 febbraio 2024 – data della mia precedente partecipazione – si celebrava la Festa della Beata Vergine di Lourdes, mentre il 1° novembre si celebrava la Solennità di Tutti i Santi. Due feste religiose, ricche di suggestione, che sono molto sentite dal popolo di Dio.

Per quanto mi riguarda, nel partecipare a “Cristianità”, al di là dell’emozione spirituale, provo anche un altro tipo di emozione. Il programma si rivolge infatti agli italiani residenti all’estero, affinché possano seguire, in compagnia degli ospiti presenti in studio, la Santa Messa e le funzioni religiose presiedute dal Pontefice. Si tratta di un’audience di circa sei milioni di persone che vivono in America del Nord, America del Sud, Asia, Africa e Australia.

In qualche modo, io mi identifico fortemente con gli italiani residenti all’estero, perché, pur essendo nato a Roma, sono originario di una regione – il Molise – che è stata in passato terra di forte emigrazione. Mio padre, il poeta Giuseppe Jovine, considerato tra i massimi esponenti della letteratura molisana, era molto legato al suo paese natale di Castelmauro, e dedicò ai migranti pagine soffuse di malinconica nostalgia.

Sono vissuto, dunque, in un contesto di frequentazioni poetiche, e questo fatto, pur avendo io scelto la professione della medicina, ha avuto una notevole incidenza nella mia vita. Fu infatti grazie alla poesia – come ho più volte raccontato – che nell’Anno 2000 conobbi Papa Wojtyla, al quale feci dono di un’antologia ispirata ai valori del Giubileo, realizzata con il contributo di amici poeti.

E dieci anni dopo quell’indimenticabile incontro, venni chiamato a far parte della Consulta Medica Vaticana che doveva pronunciarsi in merito alla inspiegabilità scientifica della guarigione miracolosa di Suor Normand dal morbo di Parkinson, avvenuta per intercessione di Giovanni Paolo II; cosa che portò alla canonizzazione del Pontefice polacco.

È questo il motivo per cui, nel corso degli anni, mi sono esercitato anch’io nella versificazione poetica, e in apertura del programma “Cristianità” del 1° novembre, dedicato alla Festa di Tutti i Santi, ho voluto dedicare ai telespettatori un mio componimento intitolato “In memoria dei santi”, affidato all’interpretazione di mia figlia Silvia Jovine, anche lei presente in studio:

Ombre di santi, nella luce eterna,
vaghi spiriti di pace e di dolcezza,
nell’azzurro del cielo, la fiamma serena,
accompagna il nostro cuore in tristezza.

Un mondo di gloria, di spirito e canto,
oltre il velo di questa vita fugace,
dove l’anima, libera, trova il suo manto,
e le lacrime umane diventano brace.

In questo giorno, le ombre si uniscono,
un abbraccio di gloria e di misericordia,
le memorie, come fiori, sbocciano
sui sentieri di vita e di nostalgia.

O santi, custodi di chi ha amato,
guidate le anime, perdonate il dolore,
in questo giorno di luce, mai dimenticato,
uniteci a voi, nel divino fervore.

Dopo la lettura della poesia, Suor Myriam ha rivolto il suo saluto ai telespettatori, spiegando che si trattava di una «puntata speciale», dedicata alla Festa di Tutti i Santi, una Festa che prelude al «mondo che ci attende, un mondo di felicità e di gioia, una vita da risorti…».

«Parleremo della prospettiva del Paradiso – ha aggiunto Suor Myriam – ma anche della tristezza della morte, come passaggio che ci introduce alla felicità eterna…».

A questo punto Suor Myriam ha presentato l’altro ospite presente in studio: Mons. Roberto De Odorico, Rettore del Santuario di Santa Maria dell’Orto in Roma.

«La nostra destinazione è il Paradiso», ha spiegato Mons. De Odorico. «Se uno è coerente con il proprio battesimo è destinato al Paradiso, è già santo. Perché essere santi è vivere come figli di Dio».

«Diverso è il caso dei santi canonizzati – ha aggiunto il sacerdote –, lì è il popolo di Dio che percepisce la santità: come Madre Teresa, Padre Pio, Mamma Natuzza… io ho partecipato alla commemorazione del centenario della nascita di Natuzza Evolo ed era incredibile l’enorme folla di fedeli. I santi sono sempre in attività per aiutarci, è importante pregare per la loro intercessione».

Mons. De Odorico ha poi citato un significativo episodio storico: una testimonianza del filosofo Max Horkheimer, uno dei massimi esponenti della celebre Scuola di Francoforte. Horkheimer era ateo, ma nel 1970, tre anni prima di morire, rilasciò un’intervista al “Der Spiegel”, il più diffuso settimanale tedesco, con la clausola che sarebbe stata pubblicata solo dopo la sua morte. Nell’intervista Horkheimer affermava: «Ho nostalgia dell’Aldilà. Più la società si avvicina al paradiso sulla terra, più si allontana dal sogno che rende sopportabile la terra. Da quando la scienza e la tecnica hanno distrutto la fede nell’eterna beatitudine, anche di ciò che è terrestre non è rimasto molto…».

«Quindi il suo cuore era profondamente cambiato prima di morire», ha commentato Mons. De Odorico.

Poi Suor Myriam si è rivolta a me con questa domanda: «Lei, Prof. Jovine, ha a che fare con i santi tutti i giorni, qual è l’iter canonico per arrivare alla proclamazione di santità?».

Le ho risposto sottolineando l’accuratezza della procedura canonica che prelude alla canonizzazione: dall’esame della vita vissuta dal candidato alla santità, che viene analizzata dalla Chiesa in ogni dettaglio, alla presunta guarigione di natura miracolosa, che viene esaminata da una Consulta medica di esperti che devono sancirne la “inspiegabilità scientifica”. L’ultimo atto è rappresentato dall’esame teologico degli organismi ecclesiali: se il loro giudizio è favorevole, il Sommo Pontefice approva la canonizzazione.

Ho poi parlato di alcuni casi di santità riguardo i quali ho dato il mio contributo in campo medico, come quelli di Giuseppe Allamano e di Elena Guerra, che sono stati entrambi canonizzati da Papa Francesco il 20 ottobre scorso.

Il miracolo avvenuto per intercessione di Elena Guerra è qualcosa d’incredibile. Un uomo, in Brasile, cadde da un albero da un’altezza di nove metri e riportò un ematoma cerebrale mostruoso, con un cervello mezzo spappolato. La guarigione fu completa, al punto che ebbe la capacità di fare un pellegrinaggio a piedi di cento chilometri per ringraziare la Madonna. E questo, dal punto di vista medico, è un evento inspiegabile, perché, dopo un incidente simile, dovrebbero esserci inevitabilmente degli esiti.

Elena Guerra, inoltre, ricorda la straordinaria figura del giovane Carlo Acutis, della cui causa di canonizzazione mi sono anche occupato, perché entrambi, fin dalla prima fanciullezza – quindi per grazia divina, anche a prescindere da una consapevolezza acquisita – avvertirono la chiamata alla santità.

Questo dimostra – come affermò San Giovanni Paolo II – che tutti abbiamo in noi il germe della santità. E lo stesso concetto è stato ribadito da Papa Francesco parlando dei «santi della porta accanto»: i santi non sono soltanto quelli già beatificati o canonizzati, ma tutti coloro che vivono la loro vita osservando le virtù di fede, speranza e carità.

Le esperienze che ho vissuto come neurologo della Consulta Medica Vaticana hanno influito anche sul mio personale modo di vivere la fede.

Molte persone si trovano in una posizione agnostica perché non possono né affermare né negare. E qui viene in soccorso – come spiegava San Giovanni Paolo II nell’Enciclica “Fides et Ratio” – la convergenza tra fede e ragione. Chi ha fede, ha la grazia di una grande illuminazione. Ma anche chi non dispone del dono della fede può avvicinarsi alla verità attraverso la ragione: osservando il miracolo dell’immensità che ci circonda.

Grazie alla ragione possiamo fare il salto dall’immanente al trascendente, dal fenomeno al fondamento. È un impegno interiore per dare una risposta alle tre domande esistenziali che contano: “Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?”.

E un attualissimo esempio di convergenza tra fede e ragione è rappresentato dalle cosiddette “esperienze ai confini della morte”, ossia quei casi di persone prossime alla morte – e rianimate grazie alle moderne tecnologie salvavita – che ricordano in modo lucido le loro esperienze fuori dal corpo. Un fenomeno che ha fatto dire all’illustre cardiologo olandese Pim van Lommel: «Che la morte fosse la fine era anche la mia convinzione. Ma dopo molti anni di ricerca critica, la mia visione è andata incontro a una drastica trasformazione. Adesso vedo la continuazione della coscienza dopo la morte del corpo fisico come una possibilità molto reale…».

Poi Suor Myriam si è rivolta a mia figlia Silvia ponendole questa domanda: «Tuo nonno era poeta, come vivi tu dentro questa famiglia “speciale”?».

«È una ricchezza – ha risposto Silvia –, sul piano culturale e di fede, ma anche sul piano emotivo».

Infine, dopo il collegamento con Piazza San Pietro per assistere all’Angelus della Solennità di Tutti i Santi, ho letto una poesia di mio padre, Giuseppe Jovine, intitolata “Il canto dell’emigrante”. Una poesia che ho dedicato a tutti gli italiani all’estero che hanno l’Italia nel loro cuore.

Madonna, Tu ritorni al nostro villaggio
dal convento che veglia i nostri morti,
quando le quaglie volano tra gli orzi,
e tutti tornano a Borrana.

Tornano i vivi e tornano i morti,
e i vivi e i morti ti fanno da scorta
tra suoni di trombe e luci di bengala.

Ecco nostra Madonna della Salute
torniamo alla poesia della capanna,
dopo l’orgia dei folli grattacieli,
delle cupole pari alle colline,
e il suon delle sirene scorderemo,
ci sveglieremo all’alba al suon delle campane,
ogni morte e ogni nascita
udremo salutare da un rintocco,
qui sarà dolce vivere e morire.

E dinanzi all’altare Madonna
ascolterai la voce di coloro
che si portano dentro pel mondo il tuo paese.

Oggi la nostra patria è questa valle,
all’ombra dell’antico campanile.

E quando sarà venuta l’ora nostra,
se udienza ci darai e perdonanza

Madonna, col Tuo nome sulle labbra
e negli occhi il colore azzurrino del Tuo manto
al Tuo soglio verremo
col nostro corpo pieno di cicatrici e lividure,
ma Ti rendiamo l’anima pulita
come un’acqua bianca di sorgiva.

VIDEO:

https://www.raiplay.it/video/2024/11/Cristianita-del-01112024-ecd07d1f-692f-4b1f-a8dd-1448d1fb5b62.html

Carlo Jovine