Il neurologo Jovine: «la bambina miracolata da Giovanni Paolo I, un caso di guarigione scientificamente inspiegabile»

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Il 5 ottobre 2021, con il voto positivo della Sessione ordinaria dei Cardinali e dei Vescovi, si è concluso l’iter di beatificazione di Papa Giovanni Paolo I, al secolo Albino Luciani.

Il 13 ottobre 2021 il miracolo è stato riconosciuto dal Santo Padre Francesco e il 4 settembre 2022, a distanza di 44 anni dalla morte del “Papa del sorriso” (così come viene ricordato Luciani), avrà luogo in San Pietro la cerimonia solenne nel corso della quale Giovanni Paolo I sarà proclamato beato.

Il miracolo attribuito all’intercessione di Giovanni Paolo I riguarda un caso di guarigione davvero eccezionale per la devastante gravità del quadro patologico, seguita dall’imprevedibile e positiva evoluzione del decorso clinico. Un caso che ha avuto vasta risonanza sugli organi di informazione italiani e stranieri.

Il prof. Carlo Jovine, neurologo e componente della Consulta Medica Vaticana, ha svolto un ruolo di primo piano nell’approfondimento dei dati clinici relativi a tale guarigione, contribuendo al giudizio di “inspiegabilità scientifica”, espresso dalla Consulta, che ha portato al riconoscimento del miracolo da parte della Chiesa.

Ecco quanto emerge dalla sua testimonianza.

Candela G., una bambina argentina di 11 anni, all’inizio del 2011 inizia ad accusare forti cefalee associate a stato febbrile, comparsa di vomito e disturbi della parola e del comportamento. Viene perciò ricoverata all’Ospedale Pediatrico San Roque di Paranà.

Al momento del ricovero la bambina presenta afasia, atassia, episodi allucinatori e attività epilettica. Di lì a poco, subentra uno stato di coma vigile aggravato dalla presenza di decine di crisi epilettiche al giorno: delle vere e proprie scariche elettriche, emesse dai neuroni del cervello, che nessuna terapia era in grado di arrestare.

Viene emessa una diagnosi di encefalopatia epilettica di origine sconosciuta, con una condizione epilettica refrattaria ad ogni cura.

In considerazione del quadro clinico in costante peggioramento, il 26 maggio 2011 la bambina viene trasferita, in prognosi riservata, nel reparto di terapia intensiva del complesso universitario ospedaliero Fondazione Favaloro di Buenos Aires.

Durante la degenza, nonostante le terapie ai massimi dosaggi possibili, non si ottiene nessuna risposta positiva. Di fronte al totale insuccesso terapeutico, si decide di porre la paziente in anestesia generale al fine di bloccare l’anomala attività epilettica e il relativo tremore.

La bambina rimane sotto anestesia totale per più di un mese, ma il 22 luglio 2011 si manifesta un ulteriore peggioramento per la sovrapposizione di un grave stato settico con broncopolmonite da stafilococco aureo.

Le condizioni di Candela erano ormai disperate, al punto che i medici convocarono i familiari per prepararli alla morte imminente della bambina, spiegando loro che non sarebbe sopravvissuta un altro giorno e che clinicamente non potevano fare più nulla, dal momento che, ad aggravare la situazione, era sopraggiunta anche un’infezione polmonare.

Il rischio di morte di Candela, sommando lo stato epilettico refrattario e la broncopolmonite da stafilococco aureo con shock settico, era pari al 100%.

A quel punto il parroco si recò al capezzale della piccola e le somministrò il sacramento dell’Estrema Unzione.

Di fronte alla dichiarazione d’impotenza della scienza, don José Dabusti, parroco di Nostra Signora della Rabida, parrocchia situata nella giurisdizione dell’ospedale, si rivolse alla signora Roxana, madre di Candela: le raccontò che, quand’era bambino, aveva provato un grande affetto per Papa Albino Luciani, una devozione rimasta intatta anche dopo la morte del Pontefice. Le propose, perciò, di pregare insieme Giovanni Paolo I affinché intercedesse per la guarigione di Candela.

Il parroco e la signora Roxana, che aveva affrontato il doloroso calvario della figlia senza mai perdere la fede e la speranza nella guarigione, iniziarono ad invocare l’intercessione di Giovanni Paolo I ponendo congiuntamente le mani sul corpo di Candela. E alle loro preghiere si unì il personale infermieristico del reparto di rianimazione.

Il giorno dopo, 23 luglio, la signora Roxana apprese dai medici che sua figlia presentava un miglioramento inaspettato. Lo shock settico grave si era significativamente ridotto e il rischio di morte imminente era ormai superato.

Ma la vicenda della bambina Candela G. non finisce qui: l’evoluzione del quadro clinico stava per riservare altre stupefacenti sorprese.

Grazie all’improvviso miglioramento, la paziente poté essere estubata dopo quasi due mesi di terapia intensiva per poi essere trasferita in un Centro di riabilitazione. Le sue condizioni, tuttavia, rimanevano gravi: la sopravvivenza di Candela era un fatto straordinario, ma l’attendeva un futuro da disabile con gravi deficit cognitivi, visivi e motori.

Permaneva infatti una condizione di tetraplegia spastica, vale a dire una totale paralisi del corpo dal collo in giù, con necessità di assistenza totale e di alimentazione con sondino naso-gastrico. Inoltre le lesioni riportate a livello encefalico non erano recuperabili con nessuna terapia riabilitativa e la compromissione dell’attività cognitiva doveva considerarsi irreversibile.

Tutte le – fondate – previsioni mediche vennero smentite dalla successiva evoluzione del quadro clinico che portò alla totale guarigione della bambina.

Una guarigione tanto improvvisa quanto imprevedibile. Nel volgere di breve tempo, infatti, Candela G. manifestò un eccellente recupero, tornando lucida, collaborante, orientata nel tempo e nello spazio, capace di camminare con i propri mezzi e di relazionarsi verbalmente.

Ha dichiarato di recente il cardinale Beniamino Stella, postulatore della Causa di beatificazione di Giovanni Paolo I, in un’intervista rilasciata a “Vatican News”: «È un miracolo avvenuto in Argentina, a Buenos Aires, una decina di anni fa. C’era allora una bambina, oggi una ragazza quasi ventenne, che è stata guarita in circostanze straordinarie da problemi neurologici molto seri, in condizioni praticamente disperate. Anche oggi ho visto dei video che la ritraggono mentre cammina, mentre parla, e si vede una ragazza quasi ventenne che sta bene. Lo dobbiamo alla fede di chi ha pregato attorno a questa persona quando era ammalata. È un evento che certamente ha delle caratteristiche straordinarie, perché ci si è dati da fare sul piano medico, ma soprattutto c’è stata una notte, un lungo momento di preghiera, di intercessione, che è ciò che alla fine qualifica un evento di questo genere».