Il Prof. Jovine, ospite di RAI “Cristianità”, ricorda la figura di San Carlo Acutis
9/15/20255 min leggere


È un appuntamento ricorrente quello tra “Cristianità”, il programma RAI dedicato agli italiani residenti all’estero, e il Prof. Carlo Jovine, l’illustre neurologo già Primario dell’Ordine di Malta e attualmente Perito Ufficiale del Dicastero delle Cause dei Santi e referente della Pontificia Accademia di Teologia.
Da alcuni anni, il Prof. Jovine – forte della sua esperienza maturata nell’ambito delle Cause di canonizzazione che hanno portato alla proclamazione di santità di grandi figure spirituali, come Giovanni Paolo II, Madre Teresa e Carlo Acutis – si è assunto anche il compito di divulgatore del messaggio cristiano, con particolare riferimento al rapporto tra Scienza e Fede. E in tal senso il programma “Cristianità”, che vanta un’audience di sei milioni di spettatori, costituisce una vetrina ideale: «Considerando anche che, spesso, gli italiani residenti all’estero hanno conservato un vivo sentimento religioso come forma di legame affettivo con la loro terra», ha sottolineato la giovane giornalista Viviana Greco, anche lei presente in studio e ospite abituale del programma RAI “Cristianità”.
Anche la puntata di domenica 14 settembre 2025 (festa dell’Esaltazione della Santa Croce), condotta come sempre da Suor Myriam Castelli, ideatrice del programma, è stata ricca di contenuti: le più importanti attività della Chiesa, i collegamenti con Piazza San Pietro e con le comunità italiane all’estero, l’omelia di Papa Leone XIV, e gli interventi degli altri ospiti presenti in studio: Padre Enzo Vitale, dei Servi del Cuore Immacolato di Maria, e il giornalista e scrittore Paolo Biondi.
Suor Myriam si è rivolta al Prof. Jovine ponendo, in primo luogo, una domanda su San Carlo Acutis: «Un giovane sbocciato alla vita per l’eucarestia… Qual è l’origine di questa intuizione?».
«Carlo Acutis – ha risposto Jovine – era un giovane dotato di un carisma fondamentale: la grazia. E ciò gli faceva dire che “la tristezza s’insinua in chi guarda dentro sé, perché la felicità è guardare verso Dio”. Tutta la sua vita è stata permeata di questa grazia. Promosse, tra l’altro, una Mostra internazionale dedicata ai miracoli eucaristici, verificatisi nel corso dei secoli in diversi Paesi del mondo. I miracoli eucaristici – che ricordano le parole di Gesù all’Ultima Cena: “Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue” – sono eventi straordinari che lasciano increduli…».
E a tale proposito, il Prof. Jovine ha citato un celebre miracolo eucaristico, avvenuto il 15 agosto 1996 in una parrocchia di Buenos Aires, che ha descritto anche nel suo libro “Testimone di miracoli. Tra Scienza e Fede”: «Durante la distribuzione della comunione, un’ostia consacrata cade a terra. Un fedele, accortosi dell’accaduto, raccoglie la particola e la consegna al sacerdote che aveva officiato la Messa. Quest’ultimo provvede a porre l’ostia in un calice d’acqua e ripone il calice nel tabernacolo. Successivamente, aprendo il tabernacolo, il sacerdote si accorge che l’ostia aveva generato dei grumi quasi carnosi e che il liquido aveva assunto un colore rossastro… Il Cardinale Jorge Mario Bergoglio, Arcivescovo della Diocesi, dispose che venissero effettuati approfonditi esami presso la Columbia University di New York, senza tuttavia rivelare l’origine della sostanza. E il risultato delle analisi fu stupefacente: il campione analizzato era composto di tessuto muscolare striato cardiaco e il gruppo sanguigno era identico a quello trovato sulla Sacra Sindone!».
«Questi eventi miracolosi inducono a riflettere – ha aggiunto Jovine – e fanno pensare alle parole di Pierre Teilhard de Chardin: “Noi non siamo esseri umani che vivono un’esperienza spirituale. Siamo esseri spirituali che vivono un’esperienza umana”. E questo l’uomo del nostro tempo lo dimentica quasi sempre…».
«Se non cambiamo prospettiva imparando a guardare la vita dall’alto, non riusciremo mai a capire il senso della nostra esistenza…», ha commentato Suor Myriam.
«Non a caso San Giovanni Paolo II sottolineava l’importanza del rapporto tra Fede e Ragione – ha risposto Jovine –, perché la nostra ragione è capace di andare dall’immanente al trascendente, dal fenomeno al fondamento. È perciò fondamentale avviare questo processo di interiorizzazione…».
A questo punto il programma ha trasmesso un servizio su Pier Giorgio Frassati, il giovane santo canonizzato il 7 settembre 2025 da Papa Leone XIV, insieme a Carlo Acutis. Il servizio ricordava, tra l’altro, la passione di Pier Giorgio Frassati per la montagna: segno di un amore per la natura quale espressione della Creazione divina. Un amore per la natura – ed in particolare per la montagna – che aveva caratterizzato anche la sensibilità spirituale di San Giovanni Paolo II.
Come omaggio alla memoria del Papa Santo, il Prof. Jovine ha voluto ricordare una celebre frase di Karol Wojtyla rivolta ai giovani: “Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro”. «Si tratta di un messaggio quanto mai attuale – ha sottolineato il neurologo –, soprattutto oggi che i giovani stentano a trovare punti di riferimento…».
«Ma per prendere in mano la vita, ci vuole riflessione e coraggio», ha commentato Suor Myriam: «Il vero peccato dell’uomo del nostro tempo è quello di non comprendere che noi non siamo i totali padroni della nostra vita, perché la vita è un dono di Dio. E questo i santi l’hanno capito…».
Il ricordo di San Giovanni Paolo II è poi continuato rievocando il miracolo – divenuto famoso nel mondo – della guarigione di Suor Normand dal morbo di Parkinson, la stessa malattia di cui aveva sofferto il Pontefice. Un evento straordinario che il Prof. Jovine ebbe modo di indagare, sotto il profilo scientifico, quale componente della Consulta Medica Vaticana.
«La malattia di Parkinson era stata diagnosticata alla suora nel 2001 – ha raccontato Jovine –, e a distanza di tre anni i sintomi si erano aggravati, con un aumento del tremore, della rigidità e del deficit motorio. Nel 2005 le consorelle della sua Congregazione iniziarono una novena rivolta a Giovanni Paolo II, da poco deceduto, per invocare la guarigione di Suor Normand. Una sera la Madre Superiora chiese a Suor Normand di scrivere su un foglio il nome di Giovanni Paolo II: la scrittura era tremolante ed incerta. La sera del giorno successivo, tornata in stanza dopo la preghiera, Suor Normand avvertì l’impulso di prendere la penna e scrivere di nuovo il nome del Pontefice: la sua calligrafia era tornata normale. Era il primo sintomo della guarigione che poi si rivelò definitiva e totale».
«Le due scritte con il nome di Giovanni Paolo II, eseguite a mano da Suor Normand a poche ore di distanza l’una dall’altra, prima e dopo la guarigione, sono state perizie dai più importanti calligrafi del mondo e tutti hanno concordato che la prima scritta rivelava la calligrafia tipica di un ammalato di Parkinson in stato avanzato, mentre la seconda scritta mostrava la calligrafia lineare di una persona sana…».
«Questo straordinario evento di guarigione l’ho descritto nel mio libro “Testimone di miracoli. Tra Scienza e Fede”», ha precisato il neurologo. «Nella prima parte del libro racconto le guarigioni scientificamente inspiegabili di cui sono stato testimone, avvenute per intercessione di Giovanni Paolo II, Madre Teresa di Calcutta e altri santi canonizzati. Nella seconda parte parlo degli eventi inspiegabili legati alle figure dei grandi mistici, come Padre Pio e Natuzza Evolo. E nella parte finale approfondisco il tema della “vita oltre la vita”, che attesta il progressivo avvicinamento tra Scienza e Fede grazie anche alle scoperte della Fisica quantistica…».
Il programma si è quindi avviato verso la conclusione trasmettendo l’omelia di Papa Leone XIV da Piazza San Pietro.
«Ieri ho partecipato a un incontro con il Santo Padre insieme agli esponenti della Pontificia Accademia di Teologia», ha detto Carlo Jovine. «Un incontro nel corso del quale è stata ribadita la dimensione dell’amore come fondamento dell’esistenza e come primario insegnamento che la Fede rivolge agli uomini…».
E a tale proposito, il Prof. Jovine ha concluso ricordando l’enunciato evangelico “Amatevi come io vi ho amato”: un concetto affine alle sensibilità emergenti in campo teologico – citato più volte da Mons. Antonio Staglianò, Presidente della Pontificia Accademia di Teologia – che amplia e approfondisce il senso della tradizionale dizione “Ama il prossimo tuo come te stesso”.
M.N.
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