Il ruolo della Teologia nell’interdisciplinarietà dei Saperi
9/15/20235 min leggere


Mercoledì 13 settembre si è svolta, presso l’Università Europea di Roma (UER), la cerimonia di apertura dell’Anno Accademico 2023-2024.
All’inizio dell’incontro, al quale ha preso parte tutta la Comunità Accademica dell’UER, il Magnifico Rettore, Padre Pedro Barrajon, LC, ha introdotto gli autorevoli relatori presenti: Mons. Antonio Staglianò, Presidente della Pontificia Accademia di Teologia; Alberto Gambino, Prorettore dell’UER; Salvatore Martinez, già Presidente di Rinnovamento nello Spirito Santo.
Padre Pedro Barrajon ha quindi indirizzato un saluto al Corpo Accademico e al Personale Amministrativo ricordando che l’UER prevede esplicitamente nel proprio statuto la promozione di una cultura universitaria ispirata ai valori del Vangelo.
«Ero presente alla XXXVII Giornata Mondiale della Gioventù di Lisbona – ha detto Padre Pedro –, e sono rimasto colpito dalla partecipazione di una marea impressionante di giovani. E mi hanno colpito, in particolare, le parole che Papa Francesco ha rivolto ai giovani universitari: “Mentre si acquisiscono le competenze scientifiche, si matura come persone, nella conoscenza di sé e nel discernimento della propria strada. Strada sì, labirinto no. Allora, avanti!”».
«Oggi, in effetti – ha aggiunto Padre Barrajon –, abbiamo spesso l’impressione di trovarci dentro grandi labirinti. Ma il Papa ci incoraggia ad andare avanti nonostante tutto. Un messaggio in perfetta sintonia con la missione dell’UER, che è una Università giovane (ha iniziato la propria attività nel 2005), orientata a vivere con passione il presente e a guardare con fiducia al futuro».
Il Magnifico Rettore ha quindi rivolto un particolare saluto a Padre Nicola Tovagliari, per lunghi anni Cappellano dell’UER e responsabile del Centro Pastorale – nonché personaggio popolarissimo tra i giovani studenti – che lascia l’Università Europea di Roma per assumere la conduzione della Parrocchia dei Santi Apostoli vicino a Ponte Vecchio, uno dei luoghi di culto più antichi e ricchi di storia di Firenze.
Ha poi preso la parola il Prof. Alberto Gambino, Prorettore dell’UER, per rivolgere un breve saluto nel quale ha ricordato che il concetto di eccellenza, al quale l’Università Europea si ispira, coincide con «la capacità di essere un collante che ci fa sentire una comunità».
«L’Università Europea di Roma non è un “brand”, ma una “comunità”», ha ribadito il Prof. Gambino.
Salvatore Martinez ha ricordato due parole simbolo di Don Luigi Sturzo – “amicizia e collaborazione” – ed ha affermato che nelle nuove generazioni «c’è un bisogno di ispirazione cristiana sempre più forte».
Padre Pedro Barrajon ha infine presentato la figura dell’ospite d’onore: Mons. Antonio Staglianò. Professore di Teologia alla Pontificia Università Gregoriana, nel 2009 è stato nominato Vescovo di Noto da Benedetto XVI e nel 2022 è stato chiamato a Roma da Papa Francesco per presiedere la Pontificia Accademia di Teologia, l’antica istituzione ecclesiale alla quale il Santo Padre ha affidato il compito di trasmettere il messaggio cristiano con modalità rispondenti alla sensibilità del nostro tempo.
«La Teologia era la regina delle scienze, e oggi la nostra Università vuole contribuire a rilanciarla», ha sottolineato il Rettore dell’UER.
Mons. Staglianò ha quindi preso la parola inoltrandosi in una vera e propria “Lectio magistralis” – intitolata “Il ruolo della Teologia nell’interdisciplinarietà dei Saperi” – che ha coinvolto e affascinato i componenti della Comunità Accademica dell’UER per la raffinata capacità di reintepretare i fondamenti teologici prefigurando una nuova sintesi fra tradizione e innovazione.
Non a caso Staglianò ha esordito citando una frase di Werner Heisenberg, Premio Nobel e padre della Fisica quantistica: «Il primo sorso del bicchiere delle scienze naturali rende atei, ma in fondo al bicchiere ci aspetta Dio». Un concetto che smentisce a priori la pretesa vocazione materialistica della scienza moderna.
Nel sapere della scienza, soprattutto della Fisica – ha aggiunto il Vescovo –, è urgente integrare la comunicazione del Vangelo, ossia «la mediazione culturale della fede nel rapporto con la contemporaneità».
E a tale proposito, Staglianò ha lamentato il fatto che, a distanza di 25 anni dalla sua pubblicazione, l’Enciclica “Fides et Ratio” di Giovanni Paolo II sia stata pressoché dimenticata.
La “Fides et Ratio” «è stata straordinaria» per aver aperto la riflessione teologica non solo a San Tommaso d’Aquino, autentico monolite della cristianità, ma anche ad altri grandi pensatori ed autori, alcuni dei quali appartenenti alla cultura d’Oriente.
Un’apertura quanto mai necessaria, perché l’immobilismo del pensiero produce gravi conseguenze. Emblematico il caso del teologo Antonio Rosmini, le cui proposizioni vennero condannate dal Sant’Uffizio nel 1887 perché in apparente contrasto con il quadro concettuale dell’epoca, e che sarà poi riabilitato da Giovanni Paolo II e da Papa Ratzinger, fino alla sua beatificazione avvenuta nell’anno 2007.
Questo è ciò che accade quando si tende a comprimere il pensiero all’interno di categorie rigide alle quali la mente si conforma passivamente.
E per sottolineare tale concetto, Mons. Staglianò ha posto in evidenza quella che può considerarsi la più drammatica vicenda storica di pretestuosa eresia: la condanna di Gesù Cristo, che il Sommo Sacerdote accusò di blasfemia per essersi dichiarato Figlio di Dio.
A partire da tali esempi, il Presidente della Accademia Pontificia di Teologia ha spiegato che «leggere la realtà alla luce del Vangelo significa svolgere una mediazione culturale finalizzata a dimostrare che la realtà corrisponde ai fondamenti del Vangelo».
«Oggi si apre un campo straordinario per la Teologia come scienza della fede. Nella Teologia del futuro bisognerà parlare un linguaggio intuitivo e portare la Teologia nelle periferie esistenziali. Perché occorre rispondere a tante domande che, nella vulgata popolare, non sono sempre chiare…».
E a questo punto Mons. Staglianò ha sottolineato il superiore valore dell’intuizione di fede anche rispetto alla conoscenza filosofica maturata attraverso la Teologia: «La fede non deve rivolgersi alla Teologia perché costruisca il suo sapere. Se tu credi, sai le cose che devi sapere. La Teologia non aggiunge nulla alla fede».
L’ultima parte del discorso di Mons. Staglianò è stata dedicata al rapporto fra la Teologia e i più recenti progressi della scienza, con particolare riguardo alla fisica quantistica, che «ha ridefinito la nostra percezione della realtà».
La fisica ci dice che la sostanza della realtà è «una funzione d’onda che si materializza quando viene a contatto con l’osservatore». Tutto ciò sconvolge la nostra logica abituale, rimodulando i nostri comuni concetti di spazio e di tempo, e comportando la «disarticolazione di passato, presente e futuro».
Un concetto quest’ultimo che, a ben vedere, si può intuire anche nel Vangelo, dove troviamo scritto nel Prologo di Giovanni: “Ecco l’uomo di cui io dissi: Colui che viene dopo di me mi è passato avanti, perché era prima di me”.
Come espressione delle punte più avanzate della scienza, Mons. Staglianò ha citato il pensiero dell’illustre fisico italiano Carlo Rovelli, che ci guida alla scoperta di un universo pieno di fascino dove la realtà è fatta di relazioni prima che di oggetti. Superando, con ciò, il pregiudizio materialistico che aveva determinato, per lungo tempo, la falsa contrapposizione tra fede e scienza.
Oggi possiamo «attingere a questo sapere scientifico» che può facilitare «il ritorno della Teologia dall’esilio» in cui era stata confinata, ha osservato Staglianò: «la Teologia del futuro dovrà cercare le analogie con le nuove scoperte della scienza».
Ma la Teologia potrà, a sua volta, aiutare la scienza a comprendere una verità più profonda che supera il dato meramente sperimentale. Perché solo la Teologia è in grado di attribuire un significato valoriale alle scoperte scientifiche. Solo la Teologia può arrivare a comprendere che Dio è la forza unitiva che tiene insieme l’infinita molteplicità del Creato. La soprannaturale forza unitiva che si esprime nella legge universale dell’Amore.
Prof. Carlo Jovine
Perito ufficiale del Dicastero delle Cause dei Santi
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