La trasmissione della fede nella “Poptheology” di Mons. Antonio Staglianò
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Fin dagli esordi del suo pontificato Papa Francesco ha avuto particolarmente a cuore il tema della trasmissione della fede.
Infatti nella sua prima Esortazione apostolica, “Evangelii Gaudium” dell’anno 2013, il Papa spiega che «la sfida di una predica inculturata consiste nel trasmettere la sintesi del messaggio evangelico». E tale trasmissione va fatta tenendo conto che «il popolo è cresciuto nella sua comprensione della volontà di Dio a partire dall’esperienza vissuta».
«Il predicatore deve porsi in ascolto del popolo – continua il Pontefice – per scoprire quello che i fedeli hanno bisogno di sentirsi dire. Un predicatore è un contemplativo della Parola ed anche un contemplativo del popolo».
Una buona catechesi deve contenere «un’idea, un sentimento, un’immagine…».
Un compendio di queste esortazioni del Santo Padre mi pare possa rintracciarsi nello stile comunicativo di Mons. Antonio Stagliano, Presidente della Pontificia Accademia di Teologia.
Seguo con particolare attenzione la sua rassegna video su YouTube intitolata “POPTHEOLOGY IN PILLOLE”, nella quale il Vescovo Staglianò, sullo sfondo di suggestivi filmati paesaggistici, offre delle originali catechesi che illustrano i punti di contatto fra i tradizionali insegnamenti della Chiesa e le più recenti conquiste conoscitive della scienza.
In occasione della celebrazione del 15 agosto per l’Assunzione al Cielo di Maria, Mons. Staglianò ha pubblicato un video intitolato “Corpo assunto in cielo?”:
Come è noto, l’Assunzione di Maria al Cielo è un dogma di fede della Chiesa Cattolica secondo il quale “La Vergine Maria, completato il corso della sua vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo”.
Questo dogma fu proclamato il 1° novembre 1950 da Papa Pio XII sulla base di un antico culto radicato nella devozione popolare fin dal V secolo.
«È straordinario questo dogma della Chiesa Cattolica della Assunzione di Maria in corpo e anima», afferma nel video Mons. Staglianò interrogandosi sul significato del dogma. «La resurrezione sarà una resurrezione corporea. Ma che cos’è questo corpo che risorge? Evidentemente non può essere il corpo organico, destinato alla putrefazione attraverso il sepolcro. Sarà il corpo splendente di luce, delle tante opere di bene, di carità, di amore, di amicizia… in Paradiso si va con questa resurrezione corporea».
Karl Rahner, il gesuita tedesco che fu teologo consultore del Concilio Vaticano II, riteneva che i dogmi riflettessero lo spirito del tempo in cui erano stati elaborati e potessero quindi essere oggetto di sempre nuove interpretazioni.
Papa Pio XII, proclamando l’Assunzione di Maria al Cielo, volle sottolineare il significato di fede di un’antica tradizione popolare che aveva onorato per secoli il culto della Madonna.
A ben riflettere, sarebbe stato difficile parlare di “corpo di luce” agli antichi credenti, il cui senso dell’io, la cui la percezione identitaria, coincideva necessariamente con il corpo fisico.
Per le popolazioni antiche era quasi impossibile separare integralmente il concetto di spiritualità da quello di corporeità, perché era solo attraverso il corpo che potevano avvertire la consapevolezza di esistere.
Ma oggi anche la persona più semplice ha sentito parlare della Teoria della relatività di Einstein e della sua celebre formula che stabilisce la relazione fra energia e materia. Per noi moderni oggi è facile comprendere che energia e materia sono due aspetti diversi di una stessa realtà. E che dunque il “corpo di luce” è espressione dell’anima in relazione con il corpo fisico.
In un video successivo, intitolato “Corpo in cielo: la contraddizione come verità inclusiva”, Mons. Staglianò approfondisce i termini della sua riflessione parlando, come è solito fare, delle straordinarie prospettive della fisica quantistica e dei loro riflessi sulla dottrina della fede:
Mi pare di poter dire che, con queste sue riflessioni “in pillole”, ma dotate di un profondo spessore di sintesi teologica, esistenziale ed umana, Mons. Antonio Staglianò offra un significativo contributo alla finalità auspicata da Papa Francesco nella “Evangelii Gaudium”: «Dove sta la tua sintesi, lì sta il tuo cuore. Il predicatore ha la bellissima e difficile missione di unire i cuori che si amano: quello del Signore e quelli del suo popolo. Dobbiamo dare al nostro cammino il ritmo salutare della prossimità, con uno sguardo rispettoso e pieno di compassione ma che nel medesimo tempo sani, liberi e incoraggi a maturare nella vita cristiana».
Carlo Jovine
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