L’esistenza di Dio è sia un atto razionale che un atto di fede
3/10/20267 min leggere


Domenica 1° marzo 2026 si è svolta, come di consueto, la puntata settimanale di “Cristianità”, il programma RAI di cultura e attualità religiosa che propone un notiziario degli appuntamenti del Papa, arricchito dal contributo di personalità di rilievo del mondo laico e del mondo cattolico.
In apertura di trasmissione, Suor Myriam Castelli, ideatrice e conduttrice del programma, ha ricordato le due ricorrenze del giorno – l’episodio evangelico della “Trasfigurazione” e la venerazione delle spoglie di San Francesco nella Basilica di Assisi – e ha presentato gli ospiti in studio: il neurologo Prof. Carlo Jovine e il neurochirurgo Prof. Massimo Chiara, entrambi Periti ufficiali del Dicastero delle Cause dei Santi, e Padre Agustin Hernandez, Rettore della Pontificia Università Antonianum.
Suor Myriam ha poi introdotto il tema centrale della puntata: una riflessione sul rapporto tra Scienza e Fede, «il cui punto focale è costituito dalla santità».
A questo punto ha preso la parola Padre Hernandez, che ha ricordato la figura di San Francesco come simbolo della santità cristiana e ha spiegato l’importanza degli Esercizi Spirituali. «Gli Esercizi Spirituali sono sempre d’attualità – ha detto Padre Hernandez – perché abbiamo tutti bisogno di cercare un punto di riferimento per dare un senso alla nostra vita. Per noi cristiani, il punto di riferimento è Cristo, che ci ricorda che siamo venuti su questa terra per una missione specifica: una missione che guarda all’eternità. Cristo – che è la luce, la vita e la via – ci spiega che noi stiamo preparando, in qualche modo, la nostra eternità…», ha concluso Padre Hernandez.
Suor Myriam ha quindi dato la parola al Prof. Carlo Jovine: «autore di un libro che io leggo molto volentieri…», ha detto la suora. Il libro si intitola “Testimone di miracoli. Tra Scienza e Fede” e narra la straordinaria esperienza del Prof. Jovine che, grazie al suo ruolo di componente della Consulta Medica Vaticana, ha avuto la possibilità di studiare, sotto il profilo scientifico, le guarigioni miracolose che hanno portato alla canonizzazione di grandi figure della cristianità, come Papa Wojtyla, Papa Luciani e Madre Teresa di Calcutta.
«Lei, Prof. Jovine, riconosce nei santi le persone che sanno vedere Dio…», ha detto Suor Myriam.
«Essere santi è una scelta importante», ha risposto Jovine. «E non mi riferisco solo ai grandi santi della cristianità, ma anche a quelli che Papa Francesco chiamava “i santi della porta accanto”, cioè quelle persone normali che sono consapevoli della legge morale e sanno comportarsi bene in famiglia, con i figli, con il prossimo… persone che sono sulla via della santità perché hanno deciso di rifiutare una visione di vita improntata esclusivamente al materialismo. Una visione che alimenta la paura della morte e che induce una sensazione di “horror vacui” e di sofferenza interiore». E qui Jovine ha ricordato l’episodio evangelico della Trasfigurazione, spiegando che «Dio non ci salva dalla morte, ma nella morte, perché nella morte la nostra anima vibra nell’incontro con Dio e con coloro che abbiamo amato».
«Lei, che ha seguito la Causa di santità di Giovanni Paolo II e di altri grandi santi, può dirci che nel morire accade qualcosa…», ha osservato Suor Myriam.
«Certo che accade qualcosa…», ha risposto il Prof. Jovine. «Intanto va detto che noi non siano figli del caos, c’è una logica rigorosa che regge il mondo: dalle galassie stellari al microcosmo. La scienza serve a comprendere la logica del Creato e la perfetta architettura nella quale siamo immersi. Questa logica presuppone l’esistenza di una realtà superiore, cioè di un Creatore: per cui l’esistenza di Dio è sia un atto razionale che un atto di fede. Inoltre occorre aggiungere un altro aspetto di fondamentale importanza: la scienza, oggi, sta facendo enormi passi avanti, che ci avvicinano a quella che potremmo definire “la riscoperta dell’anima”.
«In che senso, “riscoperta dell’anima”?», ha domandato Suor Myriam.
A questo punto il Prof. Jovine ha spiegato che esistono due linee convergenti di ricerca scientifica che stanno prospettando una nuova visione del mondo: la Fisica quantistica, che ci fa capire che l’universo è fatto di energia vibratoria immateriale, e le NDE, le cosiddette “Esperienze di pre-morte”, che ci fanno capire che la coscienza non è ubicata nel cervello, ma in un’altra dimensione, anch’essa di natura immateriale. E a tale proposito, Jovine ha citato uno dei più eminenti studiosi delle NDE: il cardiologo olandese Pim van Lommel, che ha analizzato i casi di 400 pazienti in coma, alcuni dei quali con Elettroencefalogramma piatto – quindi praticamente morti –, che sono tornati in vita e hanno raccontato di aver visto, durante il coma, uno spazio pieno di luce e alcuni loro parenti defunti, provando un intenso stato di gioia.
«Inizialmente si era pensato – ha precisato Jovine – che queste visioni fossero indotte dalla morfina o da altre sostanze assunte per fini terapeutici. Ma poi il Prof. Peter Fenwick dell’Università di Southampton e altri autorevoli studiosi hanno spiegato che le esperienze riferite dai sopravvissuti al coma non potevano dipendere dall’attività cerebrale, perché non è possibile avere esperienze strutturate con un cervello distrutto».
Il Dott. van Lommel è quindi giunto alla conclusione che la nostra coscienza non è allocata nel cervello, bensì in un “altrove” – da lui definito “coscienza non-locale” – del tutto indipendente dal corpo fisico: un concetto che sembra proiettare la scienza verso una possibile “prova” dell’esistenza dell’anima.
«Il Dott. van Lommel ha espresso la convinzione – ha sottolineato Jovine – che la morte, come la nascita, sia solo un passaggio da uno stato di coscienza ad un altro».
«E ciò richiama il miracolo più grande – ha commentato Suor Myriam –, ossia la resurrezione dell’anima…».
«Abbiamo con noi – ha continuato Suor Myriam – anche un altro Perito ufficiale del Dicastero delle Cause dei Santi: il Prof. Massimo Chiara che ha seguito, tra l’altro, la Causa di canonizzazione di Carlo Acutis…».
Il Prof. Chiara ha preso la parola ricordando la figura di San Carlo Acutis, che costituisce un punto di riferimento per i giovani di tutto il mondo grazie alla sua opera di evangelizzazione su Internet, e ha messo in risalto l’originalità della vita di fede del giovane santo, basata sull’Eucaristia e sulla continuità della preghiera: «Per Carlo Acutis la preghiera era una “autostrada verso Dio”», ha sottolineato il neurochirurgo.
«E che cosa dice la scienza a proposito della preghiera?», ha domandato Suor Myriam.
«Le neuroscienze si stanno occupando anche del tema della preghiera», ha risposto il Prof. Chiara. «E le ricerche più avanzate sono giunte alla conclusione che Scienza e Fede costituiscono un “unicum”, perché appare evidente la correlazione tra l’evento del miracolo e la fede interiore che si esprime attraverso la preghiera…».
«Troppo spesso noi pensiamo ai bisogni primari, ma non pensiamo alla grandezza che c’è in noi – ha commentato Suor Myriam –, la grandezza che abita nel cuore dell’uomo, come diceva San Francesco…».
E a questo punto è intervenuto il Prof. Jovine citando due passi del Vangelo: «Gesù ha detto “ama il prossimo tuo come stesso”, ma ha detto anche “amatevi come io vi ho amato”, che è un concetto ancora più grande: significa che dobbiamo essere pronti ad aiutare gli altri. Non basta spezzare l’atomo come fa la scienza, ma dobbiamo anche spezzare un pezzo di pane per chi si trova in condizioni di bisogno…».
«Questa è una regola di vita!», ha esclamato Suor Myriam. «E forse potrebbe aiutarci a scoprire una grandezza che nessuna ricerca spaziale può darci…».
Ha poi fatto il suo ingresso in studio il quarto ospite della trasmissione: il giornalista Massimo Nardi che, dopo molti anni di impegno nel mondo della cultura, si è dedicato all’attività di volontariato scrivendo per alcune primarie testate cattoliche. E a lui Suor Myriam ha rivolto una domanda specifica: «Se esiste Dio, Scienza e Fede devono andare insieme…».
«Certamente – ha risposto Nardi –, si tratta di una correlazione fondamentale che dovrebbe caratterizzare la cultura del nostro tempo, ma qui c’è un problema di divulgazione. Vent’anni fa – ha spiegato Nardi – il Prof. Antonino Zichichi scrisse un bellissimo libro, intitolato “Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo”, dove sottolineava un fatto che potrebbe apparire paradossale: noi pensiamo di vivere nell’era della scienza, ma non è così. La scienza, infatti, non è ancora entrata a far parte della cultura corrente, perché la maggior parte delle persone è ancora immersa in una visione materialistica e tende ancora a pensare che vi sia una contrapposizione tra Scienza e Fede, laddove le punte più avanzate della ricerca scientifica sono giunte a conclusioni radicalmente diverse, grazie soprattutto alle acquisizioni conoscitive della Fisica quantistica e delle Esperienze di pre-morte, come ha spiegato il Prof. Jovine».
«È quindi importante – ha sottolineato Nardi – che gli scienziati si facciamo interpreti di una funzione divulgativa rivolta al grande pubblico, affinché le persone arrivino a capire che la vita non è fatta solo di aspetti materiali e consumistici, ma esistono fattori più sottili che bisogna imparare a comprendere per dare un senso più alto alla nostra esistenza».
A tale proposito, Nardi ha citato un episodio del Vangelo, quando i discepoli chiedono a Gesù: “Perché parli con parabole?”. E Gesù risponde che è l’unico modo per accostarsi alla comprensione limitata della gente, mentre ai discepoli spiegherà “i misteri del regno di Dio”. «Ciò significa – ha spiegato il giornalista – che la conoscenza segue un percorso evolutivo. La Verità è immutabile, ma la nostra capacità di comprenderla è frutto di uno sviluppo graduale».
«E la Verità va esplicitata con il linguaggio di oggi…», ha commentato Suor Myriam.
«Certamente – ha risposto Nardi –, e qui è importante l’alleanza tra Scienza e Fede. La fede è una conoscenza intuitiva, mentre la scienza è una conoscenza d’ordine razionale. Come del resto affermava la “Fides et ratio”, la famosa Enciclica di San Giovanni Paolo II, secondo la quale la fede e la ragione sono destinate a incontrarsi… Papa Francesco aveva profetizzato, a sua volta, un “cambiamento d’epoca”, che ci porterà a superare il materialismo contemporaneo e a maturare una visione più ampia, onnicomprensiva e fraterna dell’esistenza».
A questo punto Suor Myriam si è rivolta al Prof. Jovine con queste parole: «La nuova era non saranno gli scienziati atei a prepararla…».
«Assolutamente no», ha confermato Jovine. «Ma d’altra parte, se facciamo un excursus del pensiero dei grandi Premi Nobel della scienza, ci rendiamo conto che molti di loro avevano maturato una visione assai avanzata, secondo la quale Scienza e Fede non si escludono, ma si completano a vicenda. Perché l’universo non può essere dovuto al caso, c’è qualcosa che va oltre: deve esistere una Mente intelligente matrice di tutta la materia… La scienza è ancora giovane, basti dire che gli antibiotici sono stati scoperti solo ottant’anni fa… La scienza si sta evolvendo, ed è importante che, in questa evoluzione, acquisisca una consapevolezza etica, tesa al bene e non alla distruzione dell’umanità».
«La scienza non inventa nulla», ha concluso Suor Myriam. «La scienza può solo scoprire ciò che ha fatto il Creatore. Occorre cambiare il linguaggio per esprimere una comunione di fraternità e di sinergia nel riconoscimento di una Mente superiore che ci ha creato. La vera conoscenza sarà quando Cristo sarà “tutto in tutti”. Questa sarà la vera Pasqua…».
Il programma è poi proseguito con la Messa celebrata nella Cattedrale di Cefalù e con il collegamento con Piazza San Pietro per l’Angelus di Papa Leone XIV.
Per leggere il libro di Carlo Jovine “Testimone di miracoli. Tra Scienza e Fede”:
https://www.amazon.it/TESTIMONE-MIRACOLI-Tra-Scienza-Fede/dp/B0BPGG6DBN
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