Lourdes: la straordinaria esperienza di un medico che visse il miracolo “in diretta”

10/15/20214 min leggere

La puntata di Bel tempo si spera del 23 novembre 2017 è stata dedicata al tema “Le guarigioni inspiegabili di Lourdes”. Condotta, come sempre, da Lucia Ascione – la bravissima giornalista di Tv2000 capace di un attento equilibrio fra rigore informativo ed impatto comunicativo – la puntata ha proposto una variegata serie di contenuti: dalla storia di santa Bernadette all’attività dell’Unitalsi, l’associazione che cura il pellegrinaggio degli ammalati, alla funzione del Bureau Medical di Lourdes, l’organismo che valuta le guarigioni di presunta natura miracolosa.

Nel mio intervento in trasmissione ho voluto ricordare un caso passato alla storia per l’irripetibile intreccio di due circostanze: la fama del medico che fu testimone di una guarigione miracolosa – Alexis Carrel (1873-1944), chirurgo e biologo francese vincitore nel 1912 del Premio Nobel per la medicina – e il fatto che il miracolo poté essere osservato “in diretta”: ossia nel momento stesso in cui avveniva.

Il dottor Carrel non era un credente legato all’ortodossia religiosa, e tuttavia celava nel cuore una segreta inquietudine, come se l’approccio razionalistico che dominava lo spirito del tempo fosse insufficiente a dare una risposta alle domande che contano: il senso della vita, il mistero della morte, il significato dell’amore e della bellezza…

Così, all’età di trent’anni, quando gli si era presentata l’occasione di accompagnare un gruppo di ammalati in pellegrinaggio, aveva accettato con curiosità ed entusiasmo, per verificare se c’era qualcosa di vero nei fatti straordinari che i giornali attribuivano a Lourdes.

Durante il viaggio in treno verso Lourdes, visitò una giovane donna molto malata, Maria Bailly, le cui condizioni erano così gravi da far temere un rischio di morte imminente. I medici, infatti, ritenevano che la giovane non fosse in grado di affrontare il viaggio, ma poi le suore che l’assistevano avevano finito per cedere alle sue insistenti preghiere d’essere portata a Lourdes, immaginando che fossero le sue ultime volontà.

La prima visita alla paziente avvenne in treno, fra la confusione dei passeggeri ammassati nel reparto: Maria Bailly era distesa, col ventre gonfio e la pelle lucida, tesa fino al principio delle costole, che sporgevano. L’addome sembrava teso da materie solide, mentre una sacca di liquido occupava la regione dell’ombelico. Era l’aspetto tipico della peritonite tubercolare.

La sorella di Maria, che l’aveva accompagnata in treno, spiegò a Carrel che Maria era malata da tempo: a diciassette anni tossiva e sputava sangue, a diciotto aveva avuto una pleurite e le avevano levato dal fianco sinistro due litri e mezzo di liquido. Più di recente l’avevano ricoverata per sottoporla a un’operazione, ma poi il chirurgo aveva rifiutato di intervenire perché le condizioni generali della paziente erano troppo gravi. Queste informazioni concordavano con la diagnosi che Carrel aveva fatto durante la visita: quella di trovarsi davanti a un caso terminale.

Dopo l’arrivo a Lourdes le condizioni della ragazza si aggravano ulteriormente. Interpellato dall’infermiera che l’accudiva, il medico torna d’urgenza al capezzale della paziente. L’infermiera chiede al dottor Carrel se può condurre la paziente alle piscine dell’acqua di Lourdes dove vengono immersi i malati che invocano la guarigione: «Mi ha detto che vuole assolutamente essere immersa nella piscina», spiega l’infermiera. «È venuta da Bordeaux per questo».

Carrel osserva che ciò sarebbe imprudente in considerazione delle gravissime condizioni dell’inferma, ma poi precisa che il suo ruolo non gli consente di autorizzare né di proibire nulla. Interviene allora una suora che afferma: «Questa giovane non ha più nulla da perdere… Sarebbe crudele rifiutarle la suprema grazia d’esser portata alla Grotta. Fra qualche minuto la trasporteremo…».

«Vado anch’io alle piscine», conclude Carrel. «Se sta male mi farete chiamare…».

Il dottor Carrel si reca anche lui alla Grotta di Lourdes dove osserva la moltitudine dei pellegrini, assiepati nello spazio antistante la statua della Vergine, che intonano canti e invocazioni. Tra la folla intravede l’infermiera e la barella dove giace inerte Maria Bailly. Si avvicina e osserva il volto agonizzante dell’inferma con il petto sollevato dalla respirazione affannosa… ma a un certo punto gli sembra d’avere come un’allucinazione…

«Gli parve che il viso di lei non avesse più lo stesso aspetto, che i riflessi lividi fossero scomparsi, che fosse meno pallida… Estrasse la stilografica e notò sul suo taccuino l’ora esatta dell’osservazione: le due e quaranta pomeridiane. Poi si avvicinò e contò le pulsazioni e i respiri: la respirazione è rallentata. Qualche cosa stava per accadere. Il viso di Maria Bailly continuava a modificarsi, i suoi occhi, brillanti ed estasiati, guardavano verso la Grotta… D’un tratto Carrel si sentì impallidire. Vedeva, verso la cintura, la coperta abbassarsi a poco a poco al livello del ventre… Erano appena scoccate le tre.

Dopo qualche minuto la tumefazione del ventre sembrava completamente scomparsa. Si avvicinò a Maria Bailly, ne osservò la respirazione. “Come vi sentite?”, domandò Carrel. “Benissimo – rispose lei sottovoce – non sono molto in forze, ma sento che sono guarita”. Dopo qualche momento sollevò la testa, si guardò attorno, si agitò un poco, e si coricò sul fianco, senza dare il minimo segno di dolore…».

Le parole virgolettate sono tratte dal libro “Viaggio a Lourdes”, scritto da Alexis Carrel e pubblicato nel 1949 dopo la morte dell’autore.

Un’esperienza, quella vissuta dal dottor Carrel, capace di cambiare la vita di un uomo. E infatti la violenta emozione scaturita dalla guarigione miracolosa di Maria Bailly avviò nel futuro Premio Nobel un processo di meditata conversione al Cristianesimo, di cui ha lasciato testimonianza nel suo “Diario”: «Noi facciamo parte dell’universo cosmico. Il nostro corpo è fatto degli stessi elementi chimici che compongono l’universo. Nello stesso tempo, apparteniamo al mondo dello spirito: un mondo situato in dimensioni diverse dalle quattro dimensioni del “continuum” fisico» (16 dicembre 1940).

Carlo Jovine

LINK VIDEO:
https://www.youtube.com/watch?v=s8l7lGm36Qg