Mons. Staglianò: “Ripensare il pensiero” per un nuovo dialogo tra Fede e Scienza
11/17/20237 min leggere


“Ripensare il pensiero. Lettere sul rapporto tra fede e ragione a 25 anni dalla Fides et ratio” è il titolo di un recentissimo libro di Mons. Antonio Staglianò pubblicato dalle edizioni Marcianum Press.
Il libro esce in concomitanza con la promulgazione della Lettera Apostolica “Ad theologiam promovendam” di Papa Francesco, emanata in forma di “Motu Proprio”. Lettera con la quale vengono approvati i nuovi statuti della Pontificia Accademia di Teologia, presieduta da Mons. Staglianò, già Vescovo della Diocesi di Noto e docente all’Università Gregoriana, che lo stesso Pontefice ha nominato nel 2022 al vertice dell’Accademia.
Al punto 9 del Documento papale si precisa che «la Pontificia Accademia di Teologia è chiamata a sviluppare, nella costante attenzione alla scientificità della riflessione teologica, il dialogo transdisciplinare con gli altri saperi scientifici, filosofici, umanistici e artistici, con credenti e non credenti, con uomini e donne di differenti confessioni cristiane e differenti religioni».
Sono parole che, fin dalla prima lettura, suggeriscono il senso di un vero e proprio cambio di paradigma, di una coraggiosa rivoluzione culturale. Una rivoluzione che Mons. Staglianò condensa nel titolo del libro – “Ripensare il pensiero” – per dare il via, sul piano teologico e pastorale, agli obiettivi auspicati dal Santo Padre.
Lo conferma lo stesso Papa Francesco nella prefazione a sua firma apposta al volume: «Nell’attuale cambiamento d’epoca abbiamo bisogno di nuove strade e di nuovi paradigmi. Abbiamo bisogno di “ripensare il pensiero”: è il tentativo audace di questo libro e della riflessione teologica di Mons. Antonio Staglianò, Presidente della Pontificia Accademia Teologica, il quale si fa autore di una incursione creativa nel fare teologia, scrivendo alcune lettere ai “grandi” della filosofia e della teologia».
Ce n’è abbastanza per conferire a questo libro un carattere non episodico, quasi fosse un documento profetico che ci proietta in un futuro prossimo venturo, quando l’umanità, stanca del nichilismo contemporaneo e della sua disumanizzante assenza di valori universali, tornerà ad «incontrarsi progressivamente con la verità e a confrontarsi con essa», tornerà a porsi «la domanda sul senso delle cose e della sua stessa esistenza», come scriveva 25 anni fa San Giovanni Paolo II nell’Enciclica “Fides et ratio”.
Occorre infatti essere consapevoli che quella che potremmo definire “la rivoluzione di Papa Francesco” non è destinata a consumarsi in tempi brevi, ma a lasciare un segno nella storia, perché – come ribadisce lo stesso Pontefice in apertura della summenzionata Lettera Apostolica – «Quello che stiamo vivendo non è semplicemente un’epoca di cambiamenti, ma è un cambiamento d’epoca».
Se dovessimo citare un’altra frase di Papa Francesco capace di offrire una prospettiva illuminante sull’ultima fatica saggistico-letteraria di Mons. Staglianò, potremmo richiamarci a quanto affermato dal Santo Padre nel corso dell’Udienza generale in San Pietro del 27 settembre 2023: l’annuncio del Vangelo «non si realizza una volta per tutte. È il frutto di un cammino in cui ogni generazione è chiamata a percorrere un tratto, leggendo i segni dei tempi in cui vive».
Lo spiegava, del resto, anche Padre Raniero Cantalamessa, Predicatore della Casa Pontificia, nella sua prima predica di Quaresima 2023: «Lo Spirito è, per sua natura, novità. L’Apostolo esorta i battezzati a servire Dio nella novità dello Spirito e non nella vetustà della lettera».
In sintonia con questi enunciati, Mons. Staglianò scrive nell’introduzione al suo libro: «Per essere all’altezza del proprio compito teoretico, la teologia si pone oggi in ascolto delle scienze e degli altri saperi. Lo scopo è recepirne le acquisizioni più accreditate e incisive nella attuale visione generale della realtà. Non è una fatica semplice. Occorre, infatti, accettare la sfida che ne deriva: una possibile sua “decostruzione” e “riespressione”».
A partire da questa premessa, inizia un affascinante – seppure immaginario – dialogo epistolare attraverso il quale Staglianò si confronta con illustri figure del presente e del passato recente e remoto: Papa Francesco; San Tommaso d’Aquino (1225-1274); il Papa emerito Benedetto XVI (1927-2022); il filosofo Carmelo Ottaviano (1906-1980); Mons. Vincenzo Romedio, Vescovo emerito di Lamezia Terme; Samuele Tadini, docente di Filosofia alla Facoltà Teologica di Lugano; Ines Testoni, docente di Psicologia sociale all’Università degli Studi di Padova; Blaise Pascal (1623-1662), matematico, fisico, filosofo e teologo.
Otto lettere coinvolgenti e profonde, a tratti complesse, ma sempre illuminanti, che adempiono perfettamente al compito di trasmettere al lettore una visione integrata dei rapporti intercorrenti fra la sapienza teologica e le altre aree della filosofia e della scienza. Nel segno della transdisciplinarità dei saperi auspicata da Papa Francesco.
La configurazione epistolare consente a Mons. Staglianò – che è teologo di altissima dottrina – di articolare il proprio sapere in una vasta gamma di esperienze spirituali ed umane. E l’empatia comunicativa dà vita ad una riflessione dialettica appassionata e “confidenziale” al di là dei limiti dello spazio-tempo.
Ecco alcuni brevi stralci dalle lettere suddette:
(A Papa Francesco). «Santità carissima, il mio cuore trabocca di gratitudine soprattutto per la Sua richiesta di immaginare creativamente una nuova “mission” per la teologia accademica, più direttamente rivolta all’annuncio del Dio cristiano. La teologia deve essere “in ginocchio e in uscita”, diffusa tra la gente. La teologia come scienza deve ritrovare il proprio smalto sapienziale e saper parlare al cuore della gente con l’intelligenza cristica, per mettere le persone nella condizione di vivere il mistero di Dio».
(A San Tommaso d’Aquino). «È difficile non ritornare al tuo insegnamento teologico, caro San Tommaso. Tu, per primo, hai tentato di dare uno statuto scientifico alla teologia come scienza. E se oggi, nel XXI secolo, ritorniamo a porci la questione di cosa sia una “scienza” teologica, non potremmo non rivisitare l’origine sorgiva di quel concetto, per capire se eventualmente abbiamo smarrito la via maestra».
(A Benedetto XVI). «Grazie Santità per tutte le Sue Encicliche: ne ho scritto “scientificamente”, mettendo in evidenza il loro “realismo antropologico, storico e teologico”, come risposta adeguata alle tante forme di riduzionismo della realtà, presenti in tanta parte degli stili teorici di pensiero, postmoderni e scientisti».
(A Carmelo Ottaviano). «Caro amico ti scrivo! Con questa “insolita” Lettera desidero raggiungerti “in modo misterioso” là dove ti trovi, nella dimensione di pienezza dell’Essere infinito. Cercare le parole adeguate a comunicare le scoperte della scienza a tutti è un problema etico di straordinaria importanza. Tu lo hai avvertito con profondo senso di responsabilità. La realtà vive di dimensioni profonde sconosciute agli scienziati della fisica classica e anche a quelli della meccanica quantistica, come ai filosofi e ai teologi. In queste dimensioni non è difficile filosoficamente accogliere la possibilità che ci venga incontro dal futuro una nuova illuminazione, per consentire di conoscere meglio la realtà, la quale è sempre più grande di ogni nostra immaginazione».
(A Mons. Vincenzo Romedio). «Eccellenza carissima, la saluto di cuore, mentre le manifesto la mia contentezza nel vederla sempre in forma “nonostante l’età”. Il vestito che la sua opera pastorale, Eccellenza, ha tessuto per il corpo ecclesiale lametino evidenzia i colori belli e armonizzati della vicinanza ai poveri, dell’attenzione ai problemi occupazionali dei giovani. D’altronde un vescovo è il primo testimone della fede vissuta secondo l’amore di Gesù che esige empatia per la sorte degli anziani, degli ammalati, delle famiglie in difficoltà. La sua azione silenziosa si è caratterizzata per il suo atteggiamento riflessivo, innervando il suo magistero dei valori della sussidiarietà e della partecipazione. E tutto questo Lei ha compiuto, tenendo sempre alta la centralità della persona umana».
(A Samuele Tadini). «Caro Samuele Tadini, soffriamo tutti in questo tempo pandemico l’impossibilità a muoversi e viaggiare. Diversi psicologi, allarmati, hanno sottolineato il rischio di una “dissociazione spazio-temporale” soprattutto per i più anziani. In situazioni del genere ognuno reagisce come può. C’è chi – come me – ha ripreso vecchi progetti, lasciati da anni nel cassetto. È così che i lockdown di questa pandemia da Covid-19 mi hanno convinto della necessità di mandare avanti questa impresa di “mediazione culturale del Vangelo”, attraverso una teologia “divulgativa”, nel senso di “diffusa tra la gente”, accessibile al popolo e dunque popolare che si sta denominando “Pop-Theology”».
(A Ines Testoni). «Cara prof.ssa Ines Testoni, anzitutto la saluto di cuore nella speranza che stia bene. Lei si interessa da anni – con una passione teoretica ed etica che le fa onore – alla morte dei viventi, agli esseri umani che muoiono, cioè ai mortali. Il messaggio del Cristianesimo è sempre stato sconvolgente perché centrato sull’evento pasquale che è vittoria definitiva sulla morte e annuncio speranzoso di risurrezione. La verità cristiana si dice così: “ricordati che devi risorgere”. Solo l’amore dimostra che la morte non esiste, perché l’amore dichiara che la vita non è tolta dalla morte, ma trasformata».
(A Blaise Pascal). «Caro Blaise Pascal, le cose sono molto cambiate rispetto ai tuoi tempi. Non credere però che i problemi fondamentali siano diversi. Alla fin fine si ripetono, dentro nuove modalità e magari con maggiori possibilità di introspezione. Restano tuttavia, nella sostanza, gli stessi. Nei “Pensieri”, scrivi al n. 5: “Le prove metafisiche di Dio sono così lontane dal modo di ragionare dell’uomo e così complicate che colpiscono poco”. Esiste invece una facoltà intuitiva, distinta dal ragionamento dimostrativo, per la quale i principi indimostrabili si sentono e con certezza. È il cuore che conosce la verità intuitivamente e in modo immediato, non per via di ragione. La ragione dimostra, il cuore comprende…».
Ogni lettera costituisce, per Staglianò, l’occasione per esplorare le tematiche che più gli stanno a cuore: dalla teologia alla filosofia alla scienza, dalla cosmologia alla fisica quantistica all’astrofisica, evidenziando le interconnessioni tra i saperi e richiamandosi all’insegnamento del beato Antonio Rosmini, al quale è particolarmente legato. Per approdare infine alle conclusioni, dove prefigura il ritorno della teologia dall’esilio dove il disincanto del nostro tempo l’aveva confinata: «Il dialogo va comunque cercato, da parte della teologia, con tutti», sottolinea Mons. Staglianò. «Occorre dialogare con tutti, rafforzando la propria capacità di ascolto e di interpretazione, perché umilmente si riceva da altri, ci si metta doverosamente nella condizione di “dire il Vangelo” e la sua “verità universale”, la donazione del suo senso per i fratelli tutti».
Il libro si chiude con la postfazione a firma di Giulio Goggi, vicepresidente dell’ASES (Associazione Studi Emanuele Severino), il quale osserva che «chi avrà provato il piacere della lettura attenta di queste missive, così ricche di suggestioni filosofiche, teologiche, scientifiche, letterarie, in esse avrà trovato anche nuovi stimoli per continuare a pensare e per… ripensare il pensiero».
Un invito alla lettura che ci sentiamo volentieri di sottoscrivere, nella convinzione che ogni lettore – credente e non credente – potrà trovare in questo libro uno stimolo a porsi sulla via della ricerca per dare senso e significato alla vita.
Ma come insegnare a questa “generazione incredula” (come dice Gesù nel Vangeli canonici) a leggere i segni dei tempi? Come far riemergere nel nostro cuore l’innata consapevolezza di Dio? È appunto questa la missione che Papa Francesco assegna a Mons. Staglianò e alla Pontificia Accademia di Teologia. E implicitamente assegna anche a tutti noi per arrivare a comprendere più a fondo la “buona novella” annunciata dal Vangelo.
Carlo Jovine
Perito Neurologo della Diocesi di Roma
e del Dicastero delle Cause dei Santi
Per leggere il libro di Antonio Staglianò “Ripensare il pensiero. Lettere sul rapporto tra fede e ragione a 25 anni dalla Fides et ratio”:
https://www.libreriadelsanto.it/libri/9788865129197/ripensare-il-pensiero.html
© 2026 Carlo Jovine
