Papa Luciani beato, miracolo certificato dal prof Carlo Jovine
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“Primo Piano Molise”
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- 2 settembre 2022 -
Domenica 4 settembre 2022, alle ore 10.30, si terrà in San Pietro la cerimonia di beatificazione del Sommo Pontefice Albino Luciani - Giovanni Paolo I (1912-1978).
La celebrazione liturgica sarà presieduta da Papa Francesco, con la partecipazione del postulatore della Causa di beatificazione, cardinale Beniamino Stella, che farà dono al Papa di un reliquiario contenente una reliquia del nuovo beato.
Sono trascorsi 34 anni dalla morte improvvisa e imprevedibile di Albino Luciani, ma il suo ricordo è rimasto scolpito nell’immaginario collettivo, al pari dell’appellativo con cui venne definito: “il Papa del sorriso”.
Il suo Pontificato è stato troppo breve. Ma tutta la sua vita è stata un percorso verso la santità. Albino Luciani anticipò tematiche e progetti che trovano oggi attuazione nell’opera apostolica di Papa Francesco: «Rinascita evangelica, dialogo, missionarietà, ecumenismo e soprattutto pace, sono le direttrici che Giovanni Paolo I ha consegnato alla Chiesa e al mondo», ha spiegato la dott.ssa Stefania Falasca, vice postulatrice della Causa di beatificazione, che sarà anch’essa presente alla cerimonia in Piazza San Pietro.
In occasione di questo importante evento, abbiamo intervistato il prof. Carlo Jovine, già primario neurologo dell’Ordine di Malta, che ha avuto un ruolo di primo piano nelle diverse fasi del processo canonico che hanno portato al riconoscimento del miracolo e quindi alla beatificazione di Giovanni Paolo I.
Prof. Jovine, nella sua qualità di componente della Consulta Medica Vaticana, lei ha avuto modo di approfondire, dal punto di vista scientifico, la guarigione miracolosa attribuita all’intercessione di Papa Luciani. Vuole ripercorrere i dettagli di questa esperienza?
Come in precedenza reso noto dalla Congregazione delle Cause dei Santi, l’ente vaticano che istruisce le Cause di santità, la guarigione miracolosa si riferisce al caso di una bambina argentina di 11 anni che, all’inizio del 2011, iniziò ad accusare fortissime cefalee con stato febbrile e disturbi del comportamento.
Ricoverata all’Ospedale Pediatrico San Roque di Paranà, la bambina presentava episodi allucinatori ed incapacità di parola. Di lì a poco, subentrò uno stato di coma aggravato dalla presenza di continue crisi epilettiche che nessuna terapia era in grado di fermare.
A che cosa era dovuta questa drammatica condizione patologica?
La diagnosi che venne emessa era di encefalopatia epilettica di origine sconosciuta, refrattaria ad ogni cura. A fine maggio 2011 la bambina venne perciò trasferita, in prognosi riservata, nel reparto di terapia intensiva dell’Ospedale Fondazione Favaloro di Buenos Aires.
Di fronte al persistente insuccesso di ogni tentativo terapeutico, i medici decisero di porre la paziente sotto anestesia totale per bloccare l’attività epilettica e il relativo tremore. Il 22 luglio, però, le sue condizioni peggiorarono ulteriormente per il sopravvenire di un grave stato settico con broncopolmonite da stafilococco aureo.
La situazione era ormai disperata, al punto che i medici convocarono i familiari spiegando loro che clinicamente non erano più in grado di far nulla. A quel punto, il parroco si recò al capezzale della piccola e le somministrò l’Estrema Unzione.
Come e quando si manifestò l’evento miracoloso?
Un ruolo decisivo lo ebbe proprio il parroco, grande devoto di Giovanni Paolo I. Di fronte al precipitare della situazione, egli propose alla madre della bambina di pregare insieme Albino Luciani affinché intercedesse per la guarigione della piccola. E alle loro preghiere si unirono gli infermieri del reparto ospedaliero.
Il giorno successivo, 23 luglio, si verificò un miglioramento inaspettato: lo shock settico si era fortemente ridotto e il rischio di decesso poteva dirsi ormai superato.
E lei a quali conclusioni è giunto nel corso della sua perizia medica?
Attraverso un accurato esame della documentazione clinica, ho dovuto, in primo luogo, prendere atto che il rischio di morte della bambina, sommando lo stato epilettico refrattario e la broncopolmonite da stafilococco aureo, era effettivamente pari al 100%. La sua sopravvivenza, dunque, doveva considerarsi già di per sé un evento straordinario, non giustificabile con la terapia in atto.
Le sue condizioni, tuttavia, rimanevano gravi: era paralizzata dal collo in giù e anche l’attività cognitiva era compromessa. Aveva dinanzi a sé un futuro da disabile con gravi handicap di tipo neurologico e motorio.
Dal punto di vista della conoscenza medica, si trattava di una condizione irreversibile che nessuna terapia riabilitativa era in grado di recuperare.
E invece, contro ogni logica umana ed ogni preesistente cognizione scientifica, la bambina manifestò un eccezionale recupero, con una completa ripresa funzionale.
Una stupefacente evoluzione del quadro clinico che mi ha portato a concludere d’essere in presenza di una “guarigione inspiegabile”, avvenuta in modo risolutivo e totale. E questo, per la Chiesa, equivale a dire miracolo.
Sono passati più di dieci anni da allora. Quali sono oggi le condizioni fisiche della miracolata?
Il postulatore della Causa di beatificazione, cardinale Beniamino Stella, ha spiegato in un’intervista recente che la miracolata, oggi divenuta una giovane ventenne, sta bene e non presenta problemi di alcun genere.
Prof. Jovine, dopo questa straordinaria esperienza – che si aggiunge ad altre analoghe esperienze da lei vissute nel corso dei processi canonici per la santità di Madre Teresa e Karol Wojtyla –, a quali conclusioni è giunto in merito al rapporto tra il miracolo e la visione scientifica?
Devo anzitutto sottolineare che il medico chiamato ad esprimere un parere clinico sulle presunte “guarigioni miracolose” deve estraniarsi da ogni convinzione di tipo religioso che possa, in qualche misura, condizionare l’oggettività del punto di vista scientifico.
E infatti, nelle considerazioni finali della mia relazione peritale, ho precisato tutti gli elementi che hanno motivato le mie conclusioni di carattere medico, elaborate secondo scienza e coscienza, con umana e morale certezza.
Sul piano personale, posso aggiungere che la rivelazione del miracolo ha prodotto in me una sensazione di stupore e di profondo arricchimento, alimentando una ricerca di senso al di là della sfera meramente materiale. Secondo gli insegnamenti di quelli che considero i miei due grandi Maestri: mio padre, il poeta molisano Giuseppe Jovine, che mi ha insegnato a vivere nell’aspirazione del vero, del giusto, del buono e del bello, che sono i fondamenti universali della vita, e John Carew Eccles, Premio Nobel 1963 per la Medicina, che mi ha comunicato la curiosità per i grandi misteri con cui dobbiamo confrontarci nella nostra veste di scienziati.
Intervista a cura di Massimo Nardi
© 2026 Carlo Jovine
