Scienza e Fede: Dio è invisibile, ma c’è
3/8/20245 min leggere


Da circa un anno il Prof. Carlo Jovine, neurologo della Consulta Medica Vaticana, sta portando avanti quello che potremmo definire un “percorso di evangelizzazione tramite la scienza”, attraverso la presentazione del suo libro “Testimone di miracoli” in diverse sedi laiche e religiose.
Il sottotitolo del libro – “Tra Scienza e Fede” – rappresenta, appunto, il contributo che il Prof. Jovine sta apportando al dibattito su tale tema, in sintonia con le nuove istanze promosse da Papa Francesco attraverso la Pontificia Accademia di Teologia presieduta dal Vescovo Antonio Staglianò.
L’ultimo evento di presentazione del libro in ordine di tempo è quello svoltosi il 5 marzo scorso presso l’Aula Magna dell’Università Europea di Roma, a cura dell’Istituto Scienza e Fede dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, che ha iscritto tale iniziativa nell’ambito delle attività inerenti il Diploma di Alta Formazione in Scienza e Fede.
L’incontro è stato introdotto dai saluti istituzionali di Padre Amador Pedro Barrajón LC, Rettore dell’Università Europea di Roma, il quale ha voluto leggere in apertura un brano particolarmente significativo del libro di Jovine: quello del Premio Nobel Alexis Carrel, che dopo essere stato “testimone oculare” di un miracolo avvenuto a Lourdes nel 1903, rinnega di colpo il suo precedente ateismo e cade in ginocchio invocando la Madonna. «Anche questa conversione può definirsi un miracolo», ha commentato il Prof. Barrajón.
Padre Barrajón ha quindi ceduto la parola a Mons. Antonio Staglianò per sviluppare il tema previsto dal programma: “La Pontificia Accademia di Teologia e il dialogo tra teologia e scienze”.
Mons. Staglianò ha esordito citando una frase di Sant’Agostino: “Fides si non cogitetur, nulla est” (la fede se non è pensata, è nulla).
A tale proposito ha spiegato che, rispetto ad altre forme di cristianità, il cattolicesimo si distingue per il suo modo di esercitare la ragione al fine di comprendere la Verità rivelata da Cristo.
Anche il rapporto tra fede e scienza va visto in tale prospettiva: la teologia è sì una “scienza”, ma in quanto “scienza della fede”.
Purtroppo oggi è diventato difficile sviluppare un equilibrato confronto su questi temi a causa del pregiudizio materialistico che connota la cultura contemporanea, condizionata da un eccesso di fiducia nel potere della ragione.
«“Sapere aude”: con Kant la ragione diventa il “tribunale” di tutto», ha affermato Staglianò: «La religione e la fede possono esistere solo a condizione che se ne stiano nel loro angolo e lascino ai pensatori razionali il ruolo di costruttori delle cose».
“Sapere aude” (abbi il coraggio di conoscere) era, appunto, il motto latino fatto proprio dall’Illuminismo per creare la sua concezione del mondo. Una concezione basata sul predominio esclusivo della ragione e improntata ad un dogmatismo addirittura più assoluto di quello che è stato spesso rimproverato alla Chiesa.
Oggi le nuove scoperte della scienza, specie nel campo della fisica quantistica e dell’astrofisica, stanno cambiano la nostra immagine del mondo, ha sottolineato il Presidente della Pontificia Accademia di Teologia. E a tale proposito, ha citato le qualità della materia che non possono essere osservate, i fenomeni fisici che non hanno una sostanza materiale… ad esempio l’entanglement (detto anche “equazione dell’amore”), che si verifica quando due particelle subatomiche sono intrinsecamente correlate a prescindere dalla distanza che le separa: un fenomeno che sfida la nostra abituale concezione dello spazio e del tempo.
Quelle delle nuove scienze sono visioni che «stanno creando un nuovo modello della relazione tra materia e Spirito – ha osservato Staglianò –, sono visioni che fanno pensare alla fede, secondo la quale Dio è invisibile, ma c’è».
Ai nostri giorni sta maturando una più avanzata comprensione della multiforme complessità dell’esistenza, sia da parte della scienza che da parte della fede: un concetto che anche il Santo Padre ha ribadito di recente spiegando che «se è vero che la Divina Rivelazione è immutabile, la Chiesa deve essere umile e riconoscere di avere bisogno di crescere nella sua comprensione».
A tal fine, Papa Francesco a affidato a Mons. Staglianò, e all’Accademia Pontificia da lui presieduta, una nuova “mission”: quella di essere una “Accademia in uscita”, capace, cioè, di collegarsi in modo più diretto con le cose della vita, affinché la teologia possa parlare all’esperienza di tutti.
E proprio di una straordinaria esperienza di vita ha parlato il Prof. Jovine in apertura del suo intervento: quella di Suor Marie Simon-Pierre Normand, la religiosa francese miracolata da Giovanni Paolo II.
Suor Normand era affetta da anni dal morbo di Parkinson – ha raccontato Jovine –, una malattia neurodegenerativa caratterizzata da un’evoluzione cronica e progressiva, senza possibilità di regressione spontanea. Ma nonostante questo, dopo un’invocazione delle sue consorelle a Karol Wojtyla, deceduto appena due mesi prima, Suor Normand si risvegliò una mattina completamente guarita.
Il Prof. Jovine, nella sua qualità di specialista della Consulta Medica Vaticana, ha avuto la possibilità di approfondire, sotto il profilo scientifico, tutti i dettagli di questa guarigione, ed è giunto alla conclusione che si è trattato di un evento inspiegabile che sfugge ai normali criteri di valutazione della scienza.
Il Prof. Jovine ha poi narrato un altro straordinario evento che ha avuto la possibilità di analizzare dal punto di vista clinico durante il processo di canonizzazione di Madre Teresa di Calcutta: la guarigione miracolosa dell’ingegnere brasiliano Marcilio Haddad Andrino. Anche questo è un caso ai limiti dell’incredibile: trasportato in coma nella sala chirurgica a causa di otto ascessi cerebrali che gli avevano devastato il cervello, improvvisamente Andrino apre gli occhi e dice: «Dove sono? Perché mi trovo qui?».
Le TAC successive rivelarono che gli ascessi erano completamente scomparsi. E tutto questo dopo una supplica di intercessione rivolta a Madre Teresa.
Gli interventi di Jovine sono stati intervallati dalle letture di sua figlia Silvia, giornalista e specialista in ortottica, che ha proposto al pubblico alcuni suggestivi brani tratti dal libro “Testimone di miracoli”, tra cui una serie di citazioni di grandi esponenti della scienza, secondo i quali noi non siamo figli del caos ma di una legge che governa il mondo.
In sintonia con quanto in precedenza affermato da Mons. Stagliano, il Prof. Jovine ha quindi spiegato che la scienza e la fede non possono essere in conflitto. Se intesa nella giusta maniera, la ragione, insieme alla fede, può dare una risposta alla ricerca di senso che è in noi, con la sua capacità di spaziare dal fenomeno al fondamento, dall’immanente al trascendente.
E a tale proposito, il Prof. Jovine ha citato le straordinarie prospettive – anch’esse illustrate nel suo libro – aperte dalle ricerche del cardiologo olandese Pim van Lommel, che, in un percorso di studi durato vent’anni, ha approfondito le implicazioni derivanti dalle NDE (“Near Death Experience”): esperienze ai confini della morte.
Le NDE sono le esperienze vissute da persone dichiarate clinicamente morte e sopravvissute al coma grazie alle moderne tecniche di rianimazione. È stato appurato che, durante il coma, la coscienza dei pazienti in molti casi rimane vigile, addirittura ampliando il proprio livello di percezione nonostante le oggettive condizioni di “black out” cerebrale.
Ciò significa che la coscienza può essere sperimentata anche a prescindere dalla funzione cerebrale.
Di fronte all’evidenza di tali scoperte, il dott. van Lommel ha maturato la convinzione che la coscienza sia allocata in un “altrove” – che egli definisce “coscienza non-locale” – del tutto indipendente dal corpo fisico: una dimensione invisibile e immateriale che abbraccia passato, presente e futuro.
«Secondo le intuizioni di van Lommel, la morte – al pari della nascita – sarebbe solo il passaggio da uno stato di coscienza ad un altro», ha sottolineato Jovine, per poi concludere con le parole di Teilhard de Chardin: «Noi non siamo esseri umani che vivono un’esperienza spirituale. Siamo esseri spirituali che vivono un’esperienza umana».
Nelle riflessioni conclusive il Prof. P. Rafael Pascual LC, Direttore dell’Istituto Scienza e Fede, ha mostrato un sincero apprezzamento per il libro del Prof. Jovine, proprio perché «si tratta di una testimonianza, non una teoria ma un’esperienza», ed ha spiegato che il miracolo non è una categoria scientifica bensì una categoria teologica.
«Oggi è necessaria una mediazione tra fede e ragione per ampliare l’alveo della razionalità», ha detto il Prof. Pascual: «l’Istituto Scienza e Fede è stato istituito proprio per contribuire a tale percorso. La sfida che abbiamo di fronte è quella di una conoscenza reciproca tra scienza e fede».
Massimo Nardi
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