Sul libro di Carlo Jovine “Testimone di miracoli”
7/27/20242 min leggere


Carlo Jovine, medico di origine molisana (suo padre era Giuseppe Jovine, noto letterato di Castelmauro, trapiantato a Roma), è Primario dell’Ospedale dell’Ordine di Malta nella Capitale e membro autorevole della Consulta Medica Vaticana. Come tale, ha il compito di valutare i fatti considerati fuori dall’ordinario, specie in materia di guarigioni, e di pronunciarsi sulla possibilità che quei fatti risultino inspiegabili e ingiustificabili sul piano scientifico, al punto da poter essere definiti prodigiosi. In questa veste è stato analista delle guarigioni inspiegabili che hanno portato al riconoscimento dei miracoli di Karol Wojtyla, Albino Luciani e Madre Teresa di Calcutta.
Non esito a definire importantissimo questo suo libro che – oltre ad essere una testimonianza dello Straordinario presente e attivo nella vita ordinaria – s’inoltra anche in profonde riflessioni su fatti miracolosi di cui l’autore non è stato diretto testimone, ma che ha “rivisitato” alla luce della scienza moderna, sempre più avanzata e sempre più trascinata verso il confine estremo del “misurabile”.
Si ragiona sul Velo di Manoppello, sulla Sacra Sindone, sulla Tilma di Guadalupe; si smontano tante “scuse” del negazionismo ateo; s’indaga sulle più recenti tendenze della Scienza (soprattutto Fisica e Biologia) che sembrano sempre più confermare le primigenie intuizioni delle antiche filosofie spiritualiste e persino delle religioni.
Si analizzano tante vicende miracolose, senza mancare di citare alcuni casi dei cosiddetti “stati di premorte”… che in realtà sarebbe più corretto chiamare “di morte transitoria”, giacché sia il cuore sia il cervello del soggetto si fermano effettivamente per alcuni secondi o minuti, per poi riprendere vita e funzionamento. E quando il soggetto ritorna in vita e racconta di esperienze vissute nello stato di “morto”, molti provano a spiegare questo fenomeno con residui chimici che agiscono meccanicamente nel cervello. Ma i casi citati da Jovine superano questa ipotesi per l’emozionante coincidenza del “vissuto” di queste persone – nella fase “morta” – con l’acquisizione di informazioni che essi non possedevano prima di “morire” temporaneamente. Così la bambina che – risvegliatasi – racconta al padre di aver incontrato un bambino che le ha detto abbracciandola: “Io sono tuo fratello”. “Ma io non ho fratelli”, dice la piccola. E il padre, in lacrime, le rivela che prima che ella nascesse, un suo fratellino era morto. Cosa che la bimba non poteva sapere.
Questo è un libro che non “tramonta”, non essendo legato ad un’attualità momentanea (è ciò che si chiama “longseller”, col solito americanismo con cui sostituiamo le parole della nostra lingua).
È un libro da non perdere. Che di certo non farà acquisire la Fede a coloro che la rifiutano a priori (“Neppure se uno risorgesse dai morti…” è detto nel Vangelo, Lc 16,19-31) ma la rafforzerà in coloro che l’hanno o credono di averla, e la farà raggiungere a quelli che la cercano con onestà ed apertura mentale.
Fonte:
“IntraVedere”
periodico di informazione
dell’Arcidiocesi di Campobasso-Bojano
Luglio-Agosto 2024, numero 7-8
Sergio Sammartino
© 2026 Carlo Jovine
