Tv2000. Che cosa sono le “esperienze di pre-morte”

6/15/20214 min leggere

Nel corso della puntata del 17 gennaio 2017 di Bel tempo si spera, il programma di Tv2000 condotto da Lucia Ascione, ho affrontato un tema controverso e affascinante, che apre nuove prospettive alla ricerca scientifica e, al tempo stesso, offre nuovi motivi di speranza ai credenti: quello delle cosiddette “esperienze di pre-morte”.

Stante la complessità dell’argomento, tenterò qui di riassumerne le linee guida, per offrire un panorama al lettore in merito a una nuova frontiera della conoscenza che prefigura l’esistenza di una vita ultraterrena e implicitamente rifiuta il modello nevrotico e utilitarista che impronta la cultura corrente.

Tutto ebbe inizio con un libro di successo internazionale: Life After Life (“La vita oltre la vita”) di Raymond Moody, pubblicato nel 1975, che vendette 20 milioni di copie nel mondo.

Il libro portava per la prima volta all’attenzione del grande pubblico un fenomeno fino ad allora quasi sconosciuto: le “esperienze di pre-morte” (in inglese: NDE, “Near Death Experience”).

Raymond Moody, psicologo trentenne della Georgia, aveva raccolto una serie di testimonianze da parte di persone dichiarate clinicamente morte, che erano sopravvissute al coma grazie alle moderne tecniche di rianimazione.

La novità della sua ricerca consisteva nell’aver rivelato che, durante il coma, la coscienza del paziente in molti casi rimaneva vigile, addirittura ampliando il suo livello di percezione nonostante le oggettive condizioni di “blackout” cerebrale.

Attraverso una capillare ricerca pionieristica, il dottor Moody era riuscito ad appurare che non solo queste esperienze erano piuttosto diffuse, ma che avevano anche degli elementi comuni che si presentavano in maniera ricorrente. Al punto che il giovane psicologo statunitense poté stilare un “modello teorico” dell’esperienza di pre-morte che racchiudeva una sintesi delle manifestazioni più frequenti.

Ecco il modello formulato da Moody: un uomo è in fin di vita e vede la concitazione dei medici attorno a lui impegnati in un estremo tentativo di rianimazione; avverte d’essere uscito dal corpo pur conservando un chiaro senso di identità e autocoscienza; percepisce l’ambiente esterno attraverso una visuale allargata: guardando la scena dall’alto, è in grado di osservare tutti i dettagli con consapevolezza lucida. A un certo punto avverte di muoversi velocemente lungo un tunnel, attratto da una luce intensa; gli si fanno incontro gli spiriti di parenti e amici in precedenza scomparsi e sperimenta un meraviglioso stato d’animo di serenità e di pace; rivive in una sorta di “playback” extratemporale la sua intera esistenza con una chiara coscienza del bene e del male. Infine vede se stesso sull’orlo di un confine che lo separa dal mondo materiale, si sente come risucchiato da un vortice e si risveglia nel suo corpo fisico: vivo, sebbene sofferente per i postumi dell’incidente o della malattia che lo aveva portato in punto di morte.

Come era prevedibile, il libro scatenò anche diverse critiche, perché metteva in discussione un consolidato paradigma della medicina: ossia che la coscienza coincideva con l’attività del cervello e che la perdita delle funzioni cerebrali, determinata dal coma, rendeva impossibile ogni forma di percezione.

Le obiezioni furono di vario genere. Si sostenne da più parti che le “esperienze ai confini della morte” erano dovute a stati allucinatori oppure a malfunzionamenti del cervello causati da carenza di ossigeno o da farmaci di tipo morfinico. Questi argomenti, però, vennero a loro volta confutati perché, nei casi di allucinazioni o alterazioni cerebrali, si manifesta un progressivo disordine mentale ed una confusione delle capacità cognitive: cosa che era in netto contrasto con le sensazioni di lucidità e consapevolezza sperimentate da coloro che avevano vissuto un’esperienza di pre-morte.

Nel corso della trasmissione di Tv2000, ho citato due casi emblematici che sembrano fornire una ulteriore conferma della veridicità delle esperienze di pre-morte.

Una fanciulla dodicenne, dichiarata clinicamente morta ma riportata in vita grazie al successo delle misure di rianimazione, confidò al padre il racconto della bellissima esperienza che aveva vissuto in un mondo di luce, dove aveva incontrato un giovane che l’aveva abbracciata affettuosamente dicendole d’essere suo fratello. La ragazza, però, pur ricordando con emozione quell’incontro, era abbastanza perplessa perché lei non aveva mai avuto un fratello. A quel punto il padre scoppiò in lacrime e le confessò una verità che, in precedenza, non le aveva mai rivelato per il timore di turbarla: lei aveva avuto, in effetti, un fratello: ma era morto all’età di sette anni prima che lei nascesse…

Il secondo caso si riferisce a uno studio scientifico per indagare la natura delle esperienze di pre-morte vissute da soggetti non vedenti. A tal fine, sono state esaminate 31 persone – 14 cieche dalla nascita, 11 diventate cieche dopo i cinque anni e 6 gravemente ipovedenti – constatando che anche nei loro racconti apparivano le nitide visioni della sala chirurgica e dei medici impegnati nella rianimazione. Queste visioni, naturalmente, non potevano in nessun modo essere ricollegate a percezioni di carattere sensoriale a causa delle condizioni di invalidità visiva dei pazienti: segno che, durante le fasi di coma e di oscuramento cerebrale, essi si erano avvalsi di facoltà visive indipendenti dai sensi fisici (tali facoltà sono state definite con il nome di “mindsight”: vista mentale).

Un fondamentale contributo all’approfondimento degli studi sulle esperienze di pre-morte è venuto da un medico che si era inizialmente dichiarato scettico, ritenendo che tali fenomeni dipendessero da cause fisiologiche, psicologiche o farmacologiche (stato di shock, paura della morte, carenza di ossigeno nel cervello, ecc.).

Eppure sarà proprio questo medico – il cardiologo olandese Pim van Lommel – a sancire l’ingresso delle esperienze di pre-morte nell’alveo della medicina ufficiale, pubblicando nel 2001 su “The Lancet”, una delle più autorevoli riviste mondiali, uno studio scientifico realizzato con precisi criteri di rilevazione statistica.

Questo studio, oltre a confermare le precedenti casistiche delle esperienze di pre-morte (ascesa in un tunnel, paesaggio di luce, profonda sensazione di pace, incontro con amici e parenti defunti, rassegna panoramica della propria esistenza, risveglio nel corpo fisico), illustrava i radicali cambiamenti che tali esperienze avevano indotto nelle persone, una volta guarite e tornate alla normalità quotidiana: più amorevolezza, tolleranza, compassione per sé stessi e verso gli altri, maggiore attenzione alla spiritualità e al significato della vita, con un contestuale crollo d’interesse per il denaro, il potere e i modelli sociali dominanti.

Questo nuovo modo di pensare si rifletteva talora anche nelle scelte di vita, privilegiando l’impegno umanitario, le attività assistenziali e il volontariato a favore degli anziani e dei poveri.

Un elemento comune a tutte le persone che avevano vissuto un’esperienza di pre-morte era la scomparsa di ogni paura, sostituita dalla certezza di un’esistenza ultraterrena.

Uno stato d’animo che trapela chiaramente dalle parole di uno dei pazienti sottoposti all’indagine del cardiologo olandese: «Adesso ho un forte sentimento religioso, non “credo” più in Dio, ne sono assolutamente certo».

Carlo Jovine

LINK VIDEO:
https://www.youtube.com/watch?v=kJkeZoGZ0DA