Tv2000. La preghiera alla luce della scienza
11/15/20213 min leggere


La puntata del 5 dicembre 2017 di Bel tempo si spera, la trasmissione di Tv2000 condotta da Lucia Ascione, è stata incentrata sul tema “Pregare è come una medicina”.
Intervistato dalla giornalista, ho citato, in particolare, gli studi dell’americano Herbert Benson, docente di medicina alla Harvard Medical School, che fu tra i primi a intuire che la preghiera svolge anche un’importante azione biochimica: un’azione simile a quella prodotta dal rilassamento, in grado di ridurre la pressione sanguigna, stabilizzare il ritmo cardiaco e alleviare la tensione muscolare.
Gli scienziati dell’equipe di Benson furono i primi, tra l’altro, ad effettuare degli studi approfonditi sui monaci buddisti, grazie alla eminente figura del Dalai Lama.
La Guida spirituale tibetana, infatti, dopo una visita effettuata all’Università di Harvard nel 1979, accettò di sensibilizzare alcuni monaci affinché si rendessero disponibili per indagini di carattere scientifico. Si scoprì così che i monaci tibetani, attraverso la concentrazione profonda raggiunta con la preghiera di meditazione, riuscivano a controllare il loro metabolismo e la loro temperatura corporea.
Gli scienziati ebbero anche la possibilità di documentare la capacità dei monaci di resistere per un’intera notte alle gelide temperature dell’Himalaya: dopo aver dormito all’aperto coperti solo da indumenti leggeri, i monaci si svegliarono incuranti del freddo e fecero ritorno al monastero.
«Allo stato attuale non è possibile arrivare a comprendere il modo in cui i monaci riescono a produrre calore», spiegò il dottor Benson. «Ma la risonanza magnetica che visualizza i loro cervelli durante la meditazione rivela sostanziali modifiche nella circolazione del sangue, con la conseguenza che certe aree cerebrali diventano più attive…».
Ancora agli inizi del secolo scorso, il cervello era celato ai Raggi X dalla copertura impenetrabile della scatola cranica. È solo a partire dagli Anni Settanta del Novecento che cominciano ad essere sviluppate le nuove tecniche di “imaging” (fra cui la risonanza magnetica), che oggi permettono di scandagliare l’attività cerebrale realizzando una vera e propria “mappatura” del cervello.
Quando le cellule di una certa zona cerebrale sono intensamente attive, si registra un aumento della richiesta metabolica e, di conseguenza, un maggiore afflusso di sangue verso quella zona; l’aumento del flusso sanguigno crea delle modifiche del magnetismo locale, e tali modifiche possono essere evidenziate con immagini tridimensionali chiare e dettagliate.
Grazie a tali strumenti d’indagine sempre più sofisticati, è oggi possibile studiare il cervello umano con un livello di precisione senza precedenti, identificando le aree neuronali interessate alle diverse funzioni cognitive.
Sono quindi entrate nei programmi della ricerca scientifica attività cognitive come la memoria, l’orientamento, il linguaggio, l’intuito e l’autoconsapevolezza.
Alcuni studiosi, in particolare, hanno dedicato la loro attenzione all’espressione più tipica del sentire mistico dell’uomo: la preghiera.
Gli scienziati ritengono che, durante le esperienze spirituali (meditazione, preghiera, lettura di testi sacri, partecipazione a riti religiosi), il cervello sia in grado di “spegnere” i recettori sensoriali esterni favorendo la possibilità di concentrarsi sulla propria dimensione interiore.
Ed è anche emerso che le aree cerebrali coinvolte in questo tipo di esperienze sono le stesse che si attivano quando si provano sentimenti di bellezza, creatività e amore.
Uno studio pubblicato sul British Medical Journal ha dimostrato che la recitazione del Rosario esercita effetti positivi sul cuore, abbassando il ritmo cardiaco e respiratorio con una migliore ossigenazione del sangue e una riduzione della pressione arteriosa.
«Gli studi dimostrano che la ripetizione di parole sempre uguali che contengono un messaggio positivo aumenta il livello di serotonina nel sangue, l’ormone del buon umore, abbassa i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, migliora il ritmo cardiaco, allenta le tensioni muscolari, rinforza le difese immunitarie e induce la mente a uno stato di quiete», precisa Roberto Volpe, ricercatore medico del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche).
Non si può concludere questa breve esposizione senza citare colui che viene considerato il pioniere della cosiddetta “neuro teologia”, ossia la branca della scienza che studia i correlati neurali dell’esperienza religiosa: lo statunitense Andrew Newberg, che nel 1992 avviò uno studio comparato finalizzato a comprendere l’incidenza psico-fisica della preghiera in persone appartenenti a fedi religiose diverse (dai monaci buddisti alle suore francescane).
Avvalendosi della risonanza magnetica – l’esame diagnostico che permette di visualizzare l’interno del corpo umano – Newberg è riuscito a verificare che le aree cerebrali che vengono attivate durante la preghiera sono sempre le stesse, indipendentemente dall’appartenenza religiosa del soggetto esaminato.
Direttore di ricerca presso il Thomas Jefferson University Hospital di Philadelphia, Andrew Newberg ha successivamente approfondito lo studio delle interazioni fra il cervello e le pratiche religiose, analizzando i meccanismi neurofisiologici associati alle esperienze spirituali, con particolare riguardo al ruolo dei neurotrasmettitori che presiedono a tali esperienze.
Questi studi sembrano confermare, anche alla luce della visione scientifica, che l’esistenza umana si svolge in un’area di confine fra la dimensione fisica e quella spirituale, ed aprono uno scorcio sugli straordinari fenomeni – apparizioni, visioni, estasi, stimmate – che costellano la storia della cristianità e di altre fedi religiose.
A coronamento dei suoi studi, il dottor Newberg ha maturato la convinzione che l’integrazione tra scienza e fede è di fondamentale importanza per una migliore comprensione dell’evoluzione e della natura dell’uomo, sia nel rapporto con se stesso che con il contesto relazionale e ambientale in cui è chiamato a vivere.
Carlo Jovine
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