Una possibile ipotesi interpretativa del fenomeno delle stimmate
4/29/20266 min leggere


Il 29 aprile 2026, presso l’Aula delle Tesi dell’Università Europea di Roma, si è svolto il Convegno intitolato “Impressi nella Carne: dalle impronte della Sindone alle Stimmate di San Francesco”, organizzato a cura dell’Istituto Scienza e Fede dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum.
In apertura del Convegno, Padre Rafael Pascual, Direttore dell’Istituto Scienza e Fede, ha presentato i relatori: il Prof. Joseph Spence dei Fratelli Francescani; il Prof. Enzo Fortunato dei Frati Minori Conventuali; il Dott. Stefano Campanella, Direttore di “Teleradio Padre Pio”; il Prof. Carlo Jovine, neurologo, Perito ufficiale del Dicastero delle Cause dei Santi e Interlocutore referente della Pontificia Accademia di Teologia.
Ha preso per primo la parola Padre Joseph Spence con un intervento sul tema “Le ferite dell’Uomo della Sindone e le stimmate dei santi”: un’affascinante panoramica sul mistero della Sacra Sindone, il lenzuolo funerario che avvolse il corpo di Gesù dopo la morte.
È stata poi la volta di Padre Enzo Fortunato, per lunghi anni responsabile della comunicazione del Sacro Convento di Assisi, che ha incentrato il suo intervento sul tema: “San Francesco e le stimmate”.
Il terzo relatore, il Dott. Stefano Campanella, ha emozionato il pubblico presente in sala ricordando, nel corso del suo intervento intitolato “Le stimmate di Padre Pio”, la straordinaria storia del Santo di Pietrelcina.
Ha preso infine la parola il Prof. Carlo Jovine che, nella sua qualità di Perito ufficiale del Dicastero delle Cause dei Santi, vanta una lunga esperienza in merito ai fenomeni scientificamente inspiegabili di origine miracolosa, avendo preso parte ai processi di beatificazione e canonizzazione di grandi figure della cristianità come Giovanni Paolo II, Carlo Acutis e Madre Teresa di Calcutta.
Nel corso del suo intervento, intitolato “Le stimmate e la scienza medica. Una prospettiva interdisciplinare”, il Prof. Jovine ha affrontato l’argomento da un punto di vista inedito, illustrando il tema delle stimmate nel quadro del rapporto tra Scienza e Fede.
«Stiamo assistendo al superamento dello storico dualismo tra Scienza e Fede, e all’emergere di una nuova visione fondata sul dialogo interdisciplinare tra i due saperi», ha sottolineato il Prof. Jovine, ricordando come proprio Papa Francesco sia stato un fautore di tale dialogo, che trova oggi un convinto assertore anche in Papa Leone XIV.
«La nozione di miracolo interpella prima di tutto la teologia, perché rinvia all’esistenza di Dio – ha aggiunto Jovine –, e tuttavia è importante sottolineare che i fenomeni miracolosi a noi storicamente più vicini sono stati, e sono, oggetto di una crescente attenzione da parte della scienza, grazie anche agli avanzati strumenti di indagine resi disponibili dalle moderne tecnologie».
Le stimmate – ossia le ferite che appaiono sul corpo dei mistici che rivivono in sé stessi la Passione di Gesù Cristo – sono fenomeni rari, che si sono manifestati con diverse modalità fenomeniche: mani e piedi forati, costato trapassato, sudorazione di sangue, segni di flagellazione e coronazione di spine.
Tra i grandi stimmatizzati dell’antica storia cristiana possiamo ricordare: San Francesco d’Assisi – che secondo la storiografia ufficiale fu il primo santo a manifestare questi segni –, Santa Caterina da Siena, Santa Rita da Cascia, San Carlo da Sezze, Santa Veronica Giuliani…
Ma è solo attraverso lo studio delle fenomenologie di due grandi mistici contemporanei che la scienza ha potuto trarre precise informazioni sulle straordinarie caratteristiche del fenomeno delle stimmate.
Padre Pio e Natuzza Evolo – ha spiegato Jovine – furono sottoposti ad accurati esami medici, dai quali venne la conferma che le loro stimmate presentavano specificità molto diverse rispetto alle normali lesioni cutanee.
Le stimmate di Padre Pio rimasero aperte e sanguinanti per cinquant’anni senza mai infettarsi e senza che si manifestasse il normale processo fisiologico di cicatrizzazione delle ferite. E dopo la sua morte, le stimmate scomparvero completamente lasciando intatti i tessuti superficiali e profondi, dove non c’era nessuna traccia di cicatrici.
Le stimmate di Natuzza Evolo, invece, comparivano sul suo corpo durante la Settimana Santa, nei giorni della Passione di Gesù, e scomparivano dopo la domenica di Pasqua. E oltre a ciò, si manifestava in lei un fenomeno pressoché unico: quello delle “emografie”, consistente nella formazione di immagini e simboli religiosi su bende e fazzoletti posti a contatto con la sua pelle.
Il Prof. Jovine ha quindi fatto riferimento a due diverse aree della ricerca scientifica che possono offrire un contributo a una più profonda comprensione del fenomeno delle stimmate: la Neuroteologia, un ramo delle neuroscienze che studia le reazioni psicofisiche suscitate dalle esperienze spirituali e dalla preghiera, e le NDE (Near-Death Experience), le ormai famose “esperienze di premorte”.
La Neuroteologia ha verificato che lo stato di rilassamento indotto dalla preghiera determina positivi effetti sul piano psicofisico, e uno studio dell’Università di Pavia, pubblicato sul “British Medical Journal”, ha confermato che la recita della preghiera del Rosario migliora l’attività respiratoria e cardiaca, favorendo l’ossigenazione del sangue e la corretta pressione arteriosa.
«I più recenti progressi della scienza hanno verificato la presenza nell’essere umano di superiori facoltà percettive che oltrepassano l’ordinario stato di coscienza – ha spiegato il Prof. Jovine –, e un ulteriore impulso in tale direzione è venuto proprio dallo studio delle esperienze di premorte…».
Le NDE hanno infatti dimostrato che le persone dichiarate clinicamente morte, e poi sopravvissute al coma grazie alle moderne tecniche di rianimazione, conservano, durante l’apparente stato di incoscienza, una lucida capacità percettiva, unita a una profonda sensazione di pace e di gioia.
Il cardiologo olandese Pim van Lommel, uno dei più autorevoli studiosi delle NDE, ne ha dedotto che la coscienza non è generata dalle attività biologiche del cervello, e non è allocata all’interno dell’organo cerebrale (come si era sempre pensato), ma in una dimensione invisibile e immateriale che egli ha definito “coscienza non-locale”. Mentre il cervello sarebbe solo uno strumento di trasmissione.
«Dopo molti anni di ricerca sulle NDE, vedo la continuazione della coscienza dopo la morte del corpo fisico come una possibilità molto reale», afferma van Lommel. «Le domande superano ancora le risposte, ma dovremmo prendere seriamente in considerazione la possibilità che la morte, come la nascita, possa essere un semplice passaggio da uno stato di coscienza a un altro».
«Riflettendo sulle parole del Dott. van Lommel – ha precisato Jovine –, non si può fare a meno di osservare che il concetto di “coscienza non-locale” sembra proiettare la scienza verso una possibile “riscoperta” dell’anima, nucleo fondante della spiritualità cristiana…».
E proprio di una superiore facoltà dell’anima parla il Dott. van Lommel, descrivendo ulteriori aspetti delle esperienze di premorte, emersi dai suoi studi sulle NDE: «Tutto sembra collegato a tutto il resto: tutto è uno. In un solo istante si ha la possibilità di raggiungere qualsiasi informazione legata al passato. È come se il tempo avesse smesso di far parte delle variabili in gioco, come se qualsiasi cosa esistesse in un eterno presente. Non solo: ciò che vale per il tempo vale anche per lo spazio… Sembra possibile avere una connessione non-locale con la coscienza di altre persone, così come con i pensieri e i sentimenti di amici e familiari: sembra che sia possibile comunicare con loro mediante un ponte tra i pensieri…».
«Stando a quanto emerge dagli studi di van Lommel – ha commentato Jovine – l’anima, o coscienza non-locale, oltre a contenere le dinamiche consce ed inconsce che presiedono al vissuto ordinario di ogni individuo, possiede anche la facoltà di sperimentare un superiore stato di coscienza di natura mistica e spirituale…».
E qui il Prof. Jovine ha proposto un punto di vista inedito, scaturito dalla riflessione interdisciplinare tra Scienza e Fede: «In virtù delle suddette argomentazioni – ha affermato il neurologo –, possiamo arrivare a concepire una possibile ipotesi interpretativa del fenomeno delle stimmate: un’ipotesi basata sulla facoltà umana di accedere a un superiore stato di coscienza. Tutti gli esseri umani possono sperimentare tale stato, ma con modalità ed intensità diverse…».
La persona comune, chiusa in una visione materialista circoscritta ai sensi fisici, potrà sperimentare un superiore stato di coscienza solo nel momento del distacco dal corpo fisico: nel momento, cioè, in cui vivrà un’eventuale esperienza di premorte, provando un sentimento di grande gioia spirituale insieme a un’espansione delle sue capacità percettive.
La persona religiosamente ispirata può sperimentare un superiore stato di coscienza immergendosi nella profonda concentrazione della preghiera, che – come si è visto – esercita un positivo influsso anche sugli aspetti organici e mentali, svolgendo una funzione di riequilibrio dei processi psicofisici.
Il santo sperimenta un superiore stato di coscienza attraverso la comunione con il Divino: un’esperienza estatica dotata di un’intensità così ardente da riflettersi anche nell’ambito del corpo fisico, dando luogo ad un fenomeno oggettivamente rilevabile come quello delle stimmate.
Ed ecco, allora, prendere forma una possibile ipotesi interpretativa del fenomeno delle stimmate, dotata di coerenza sul piano scientifico: il santo, immerso nella profondità dell’estasi, sperimenta una forma di totale identificazione con la figura di Gesù Cristo, al punto di condividerne le sofferenze fisiche provate durante la Passione; questo stato fusionale con Cristo, vissuto nella coscienza non-locale o anima, trasmette dei potenti segnali alla struttura cerebrale che, a sua volta, li trasmette al sistema nervoso periferico, generando le stimmate sul corpo fisico.
«Ma qui si ferma l’ipotesi scientifica – ha concluso il Prof. Jovine –, perché le stimmate non hanno alcuna relazione con i normali processi fisiologici definiti dalla medicina. Le stimmate non sono ferite convenzionali, ma fenomeni che trascendono le leggi di natura… Ancora una volta la ragione deve inchinarsi dinanzi alla fede, ma ancora una volta la ragione ha compiuto un passo avanti verso una più profonda comprensione del mistero dell’esistenza».
A conclusione dell’evento, vi è stata infine la consegna, da parte di Padre Rafael Pascual, dei Diplomi di specializzazione in Studi Sindonici agli studenti che hanno frequentato gli appositi corsi di formazione presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum.
Per leggere il libro di Carlo Jovine “Testimone di miracoli. Tra Scienza e Fede”:
https://www.amazon.it/TESTIMONE-MIRACOLI-Tra-Scienza-Fede/dp/B0BPGG6DBN
© 2026 Carlo Jovine
